Agguato all’ex vicesindaco arrestato un allevatore

Lula. Raimondo Melone è accusato di avere sparato contro Giovanni Cabua L’uomo era rimasto ferito il 4 giugno nell’attentato avvenuto in campagna

NUORO. Un blitz dei carabinieri scattato all’alba di ieri ha portato in carcere Raimondo Melone, un allevatore di 45 anni, con l’accusa di essere il presunto autore del tentato omicidio di Giovanni Cabua, 69 anni, ex vicesindaco di Lula, crollato sotto una raffica di pallettoni il 4 giugno scorso in piena campagna, nella sua azienda agricola nella località di Nurai. L’uomo, colpito alla spalla e a un braccio, era stato ricoverato in gravissime condizioni. Ora ha lesioni permanenti alle braccia.

Prima degli spari c’erano stati per Cabua diversi messaggi intimidatori: nel 2011 nel maneggio del figlio prima era stato strangolato un cavallo, poi altri cinque erano stati uccisi a fucilate. Un messaggio chiaro che aveva portato gli investigatori a ipotizzare che l’agguato fosse legato alle vecchie minacce contro gli amministratori di Lula, il paese che negli anni Novanta e Duemila aveva vissuto momenti di forte tensione. Invece, la verità era molto più semplice. L’agguato in pieno giorno contro Giovanni Cabua è solo una delle tante storie di vendette e di lotte per i confini che caratterizzano le campagne sarde.

Raimondo Melone, il presunto killer, serbava forti rancori nei confronti di Giovanni Cabua. Da lui aveva preso in affitto un terreno dal quale era stato sfrattato quattro anni fa. La famiglia Cabua, infatti, aveva deciso di costruire proprio su quel terreno un maneggio. «Da qui gli attriti e l’inimicizia – ha spiegato Fabio Saddi, il comandante della compagnia dei carabinieri di Bitti –. Melone sperava forse in un indennizzo monetario per aver lasciato il terreno che però non è mai arrivato». Per questo motivo l’allevatore avrebbe deciso di regolare la questione a modo suo, imbracciando il fucile e sparando contro Giovanni Cabua proprio davanti all’ingresso del maneggio dove l’ex vicesindaco si era recato per portare il fieno ai cavalli. L’uomo stava chiudendo i cancelli dell’azienda quando all’improvviso il killer, nascosto tra gli alberi, aveva esploso contro di lui due fucilate, una dopo l’altra. Cabua era riuscito a salvarsi nascondendosi dietro un dumper, il mezzo che utilizzava per trasportare le balle di fieno. Nonostante le ferite l’uomo aveva trovato la forza per chiamare al cellulare il figlio Pietro e chiedere aiuto. D’altronde a Giovanni Cabua non è mai mancata la prontezza di spirito. Nei primi anni Novanta, quando era stato eletto vicesindaco di Lula nella giunta guidata da Mariangela Marras, in un momento difficilissimo per il centro del Montalbo, la sua abitazione fu assalita con le bombe a mano e lui, per nulla intimorito, si affacciò alla finestra e rispose al fuoco. A Lula, infatti, quelli erano gli anni degli attentati, delle vendette e delle intimidazioni contro gli amministratori del paese. Un clima di paura che lasciò senza sindaco il paese per 13 anni (nessuno infatti voleva candidarsi alle elezioni). Poi la svolta nel 2002 con l’elezione di Maddalena Calia che per tutto il mandato fu costretta a vivere sotto scorta. Anni di paura, acuita nel 2003 dall’omicidio di Luisa, 14 anni appena, figlia di Matteo Boe. Poi un periodo di calma spezzato dall’attentato a Giovanni Cabua.

L’operazione di ieri è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Bitti agli ordini del capitano Fabio Saddi e dai militari del reparto squadriglie e dai Cacciatori di Sardegna e coordinata dal comandante provinciale, colonnello Saverio Ceglie. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip di Nuoro Claudio Cozzella anche per evitare che Melone potesse attentare di nuovo alla vita di Giovanni Cabua. Il caso è stato risolto grazie a un’intensa attività di intercettazioni e agli interrogatori condotti dagli investigatori dopo l’attentato.

Nell’operazione sono state perquisite anche quindici abitazioni. Due le persone denunciate: Francesco Melone, 83

anni, padre di Raimondo, per detenzione illegale di munizioni, e Pietro Raimondo Marras, 28 anni, per detenzione abusiva di armi. Nell’abitazione di Marras i carabinieri hanno trovato un kalashnikov modificato (detenuto legalmente) al quale però era stato aggiunto un silenziatore artigianale.

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