Attentato di Orune: è caccia ai tre killer

Pietro Contena è illeso. I carabinieri hanno sentito decine di persone Alcuniallevatori sono stati sottoposti dai militari alla prova dello stub

ORUNE. I killer sono usciti dal buio sparando all’impazzata. Quattro, cinque forse sei fucilate. Oltre 50 i pallettoni indirizzati verso l’auto di Pietro Contena, 43 anni, un allevatore di Orune che già nel 2012 era miracolosamente sfuggito a un agguato. E anche questa volta i killer hanno fatto cilecca. Hanno colpito l’auto, l’hanno ridotta a colabrodo ma neppure un pallettone ha sfiorato l’allevatore che, dopo un attimo di smarrimento, ha pigiato il piede sull’acceleratore ed è partito a tutta velocità in direzione della sua casa, a Su Pradu, nella parte alta del paese. Incurante del fatto che il parabrezza fosse stato crivellato dai proiettili, che il vetro dello sportello destro era stato polverizzato dai pallettoni e che una ruota dell’auto, quella posteriore destra, era stata bucata da una pallottola, forse l’ultimo disperato colpo sparato dai killer mancati verso la Ford Kuga che si allontanava sgommando, scomparendo nel buio. Quello stesso buio dal quale i mancati assassini si erano materializzati all’improvviso e che poi li ha inghiottiti dopo il fallimento del loro tentativo.

Un agguato studiato nei minimi particolari e fallito forse per la poca dimestichezza con le armi degli sparatori, per la prontezza di riflessi della vittima e anche per il fattore forse più importante: la fortuna, che ha aiutato per la seconda volta Pietro Contena. Che questa volta è addirittura uscito illeso dalla pioggia di piombo che si è abbattuta sulla sua auto.

Erano da poco trascorse le 19,30 di venerdì quando Pietro Contena, di rientro dalla sua campagna, dopo una sosta in un bar di Orune, si stava dirigendo verso casa. Alla guida della sua nuova Ford Kuga azzurra metallizzata, un piccolo suv acquistato di recente dopo che il precedente (una Lada Niva) gli era stato distrutto dai proiettili, stava risalendo la tortuosa strada che porta al nuovo quartiere di Su Pradu, verso il campo sportivo. Una strada larga con alcuni tornanti che costringono a rallentare l’andatura, ma meno pericolosa della scorciatoia in salita incastrata in un canalone che, dopo l’agguato di due anni fa, l’allevatore evitava proprio per non correre altri rischi.

Ma i mancati killer conoscevano le sue abitudini e così hanno scelto il secondo tornante in salita per mettere a segno il loro tentativo. Erano almeno due, forse anche tre. Tutti armati di fucili automatici caricati a pallettoni. Un killer era sicuramente appostato all’interno del tornante, nascosto da un cespuglio. È stato lui a esplodere i primi colpi che hanno raggiunto la Ford Kuga sul lato destro del parabrezza e poi hanno sfondato il vetro laterale.

Pietro Contena immediatamente sterzato verso destra, puntando verso un cancello in ferro da dove è immediatamente spuntato l’altro killer che ha sparato colpendo il piccolo suv sul lato sinistro del parabrezza. Ma nella parte alta, per cui l’allevatore è riuscito a riprendere il controllo dell’auto e affrontare la curva a destra a tutta velocità. Non è improbabile che dal lato sinistro del costone sia uscito allo scoperto un altro killer, ma i suoi pallettoni hanno colpito l’auto di striscio e si sono conficcati nell’asfalto. Ed è stato probabilmente il terzo killer a sparare l’ultima scarica che ha raggiunto la ruota posteriore destra della Ford, ma senza riuscire a fermarne la corsa.

Pietro Contena ha continuato a pigiare sull’acceleratore fino a casa e soltanto quand’è arrivato davanti al garage ha telefonato ai carabinieri. Che erano già in allerta visto che avevano sentito le fucilate.

Una squadriglia è arrivata sul luogo dell’agguato dopo pochi secondi, mentre un’altra pattuglia è andata a casa di Contena. Nel breve volgere di una decina di minuti, da Bitti sono arrivati i carabinieri della Compagnia, al comando del Capitano Fabio Saddi, da Nuoro quelli del Reparto operativo provinciale, coordinati dall’esperto capitano Luigi Mereu, e gli specialisti del Ris per eseguire i rilievi, con la supervisione del comandante provinciale, colonnello Saverio Ceglie. Le indagini sono partite immediatamente. I carabinieri hanno eseguito nella notte e durante la giornata decine di perquisizioni e sottoposto anche alcuni allevatori all’esame dello Stub. Sull’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Giorgio Bocciarelli, viene mantenuto il massimo riserbo. Pietro

Contena si è soltanto limitato a un «Perchè ce l’hanno con me» e, dopo aver raccontato ai carabinieri di aver visto soltanto le fiammate delle fucilate e niente altro, si è trincerato in un impenetrabile silenzio, chiuso nella sua abitazione di Su Pradu con i familiari, scossi per l’accaduto.

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