Lo sfogo di Clivati: «Nessuno crede più all’industria a Ottana»

Il patron di Polimeri: «Sono rimasto solo, dai politici nulla di concreto. Lavoro per riavviare gli impianti La rissa sfiorata con i cassintegrati? Incidente chiuso, restiamo uniti. Pago io la Cig al posto dell’Inps»

NUORO. «Mi dispiace per quel che è successo con gli operai davanti ai cancelli della fabbrica, mi avevano anche consigliato di non andare in azienda, che non tirava aria buona per me, ma io sono abituato ad affrontare le situazioni a viso aperto, a metterci sempre la faccia anche nei momenti difficili».

Paolo Clivati, manager di Ottana Polimeri, il giorno dopo la rissa sfiorata con gli operai davanti ai cancelli della fabbrica, non nasconde l’amarezza per quel che è accaduto. Ma non serba rancore. Anzi. «Capisco la rabbia dei lavoratori, la giustifico e la condivido, ma non certo la violenza – ha aggiunto l’ultimo industriale che ancora sta resistendo nel deserto economico della Sardegna centrale –. Ma per sgomberare il campo da qualsiasi nuvola che si è addensata in questi giorni sullo stabilimento voglio ribadire un concetto che ho sempre sostenuto anche in questi mesi di difficoltà: non chiudo la fabbrica, non ho nessuna intenzione di smantellare gli impianti. Anzi, non vedo l’ora di farli ripartire. Chiudere? Smontare i macchinari? Accuse infamanti che non riesco proprio a sopportare. Mi sto impegnando allo spasimo per convincere la multinazionale Indorama e non è facile – ha insistito Clivati –. Dopo quattro anni, infatti, continuo a raccontare loro soltanto parole, le stesse che mi sono state dette dal Governo nazionale e dalla Regione e che il vento si è portate via. Sono andato centinaia di volte a Cagliari e a Roma per chiedere interventi concreti per l’area di Ottana. Ma la verità è che il territorio conta poco e anche la rappresentanza politica non riesce a farsi sentire come da altre parti. Ma non vogliamo andare via, altrimenti perché avrei continuato a pagare gli stipendi sostituendomi all’Inps? Ma è chiaro che è necessaria una riconversione – ha insistito il manager bresciano –, però dobbiamo essere messi in condizioni di poterla fare. La materia prima è cambiata, dobbiamo puntare su una produzione biosostenibile, ma per farlo occorrono interventi da parte del Governo e della Regione. Il fallimento del gasdotto Galsi ha tolto le ultime speranze – ha continuato Paolo Clivati, che domani a Nuoro incontrerà i politici del territorio, i sindacati e i lavoratori -, ma una soluzione bisogna trovarla se si vuole veramente salvare l’industria e l’occupazione nella Sardegna centrale. I trasporti, l’energia, i servizi, le infrastrutture sono problemi che denunciamo da anni ma che non sono mai stati risolti. Portare la materia prima nella penisola ha gli stessi costi di quella che arriva dai paesi asiatici. Ecco quali sono le principali difficoltà per convincere la multinazionale Indorama a non mollare. La credibilità ormai me la sono giocata – ha spiegato il manager con amarezza –, ora loro vogliono impegni precisi. Garanzie. Qualcosa di concreto. Almeno dal punto di vista dell’energia. E hanno ragione Il Governo ci ha detto di fare la riconversione a carbone, ma c’è stata un’opposizione netta del territorio e quindi siamo ancora qui ad aspettare che la Regione decida se fare il rigassificatore oppure collegarsi a non si sa quale gasdotto».

Ma quello che più preme a Paolo Clivati è la rissa sfiorata davanti ai cancelli. E lo ribadisce con decisione: «L’incidente è chiuso. Ripartiamo dal fatto che io nell’industria nella Sardegna centrale ci credo, anche se mi sto convincendo sempre di più di essere il solo a crederci. E poi, non ci sto a essere preso per rottamatore. Ottana Polimeri sta facendo svolgere, durante il periodo di cassa integrazione straordinaria, le regolari manutenzioni degli impianti per assicurarne l’efficienza. Operazioni in cui sono impegnati una decina di operai – ha sottolineato il manager –. La società aveva anche offerto la disponibilità di far lavorare un’altra decina di lavoratori già formati per un contratto a tempo determinato nella centrale termoelettrica di Ottana Energia, ma le organizzazioni sindacali hanno richiesto la rotazione di unità non formate e non è stato possibile trovare un’intesa. Le voci di smantellamento – ha insistito il giovane industriale – non sono altro che tentativi di gettare artificioso discredito su Ottana Polimeri, confondendo i lavori di demolizione e ripristino dei lotti e delle proprietà ex Syndial con le doverose attività per il corretto mantenimento

funzionale dei macchinari. Vorrei che si capisse che sto lavorando per riaprire la fabbrica e sto convincendo Indorama a rispettare il piano industriale, anche se non ci sono prospettive concrete. Ma sia chiaro che per essere credibili e far sentire la nostra voce dobbiamo restare uniti».

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