Bosa, il Temo cambia look con parapetti e terrapieni

Progetti della Regione contro le inondazioni, i sardisti chiedono chiarimenti Il sindaco: incontri con l’assessorato ai Lavori pubblici per valutare modifiche

BOSA. Le due sponde del Temo, nel tratto in cui il fiume attraversa Bosa prima di sfociare nel mare di Sardegna, potrebbero presto cambiare volto. Un progetto prevede infatti l’innalzamento di circa un metro del parapetto già esistente nella zona delle Conce; la realizzazione di un terrapieno alto due metri, largo alla base sedici e nella parte alta sei metri, dal vecchio ponte di trachite verso la cattedrale di San Pietro; la costruzione di un altro terrapieno sulla sponda destra dalla zona di Su Seggiu fino al nuovo ponte viabile e di uno sulla sponda sinistra, da piazza Nassiriya fino al tratto vicino al vecchio passaggio a livello sulla 129 bis: infine, il completamento del parapetto dal Lungotemo De Gasperi a quello Amendola.

Un cambiamento non da poco, per una città al cui fascino la presenza del fiume contribuisce in modo fondamentale. E così la sezione di Bosa del Partito sardo d’Azione ha deciso di portare all’attenzione della politica e della comunità locale il progetto delle “Opere di difesa idraulica della città di Bosa” che la Regione si appresta a realizzare.

L’elaborato «presenta già un piano di espropri su importanti superfici», aggiungono dal Psd’Az. Argomento già sollevato nelle scorse settimane, con i Quattro Mori che ora rilanciano osservazioni – anche alla luce di una simulazione fotografica d’impatto notevole (vedi immagini a fianco) – che chiudono il cerchio delle perplessità con una domanda finale: «Ma questo progetto non può essere rivisto?». Malgrado la premessa che «nessuno e tantomeno il Psd’Az può essere contrario a una così importante iniziativa». La proposta dei Quattro Mori è di «arrivare al miglior progetto e al più alto livello di condivisione possibili» magari attraverso la redazione di altri progetti da sottoporre all’attenzione del Comune.

Un progetto, quello elaborato dall’assessorato ai Lavori pubblici della Regione, che prende avvio anni fa. Ma che dal 2010 inizia una più decisa marcia verso la realizzazione tesa a mettere in sicurezza l’area urbana. In una città che fino agli anni ’70 popolava per buona parte le storiche case sul colle di Serravalle, nel rione di Sa Costa, e oggi risiede nei nuovi quartieri a valle, con abitazioni realizzate anche nelle aree un tempo di golena. «Sembra inverosimile che un progetto di tale importanza, con un coinvolgimento della parte paesaggisticamente più sensibile del nostro territorio, non sia mai stato, in tutti questi anni oggetto di una qualche discussione fra Regione e Comune», rimarcano però i sardisti di Bosa rispetto a un elaborato che «non determinerà alcun miglioramento sensibile sulla estensione delle aree attualmente vincolate per rischio idrogeologico». La stessa relazione di accompagnamento, continuano i sardisti, «dichiara non essere in regola con le norme del Piano di assetto idrogeologico».

Il sindaco Luigi Mastino, in carica dalla primavera scorsa, spiega che «il progetto è stato preso in esame dalla precedente giunta che lo ha condiviso. Noi abbiamo esaminato in maggioranza i due progetti, quello da oltre sei milioni e un altro da tre milioni di euro qualche giorno fa. Non nascondo i motivi di preoccupazione su alcuni aspetti. Ma credo anche necessario tenere conto che la priorità è la sicurezza, in un contesto urbanistico radicalmente cambiato negli anni».

Con l’assessorato regionale ai Lavori pubblici, a cui fa capo il progetto, il Comune di Bosa ha intavolato una discussione: «Dovremmo essere a Cagliari già la prossima settimana per un altro incontro, anche per capire se esiste la possibilità di modifiche». Insomma, si cercano spazi di interlocuzione, ma «dobbiamo anche tenere conto che Bosa, rispetto ad altre città fluviali, è un’anomalia. Con tante zone scoperte in caso di inondazione. Restano quindi alcuni dubbi condivisi in parte con il Psd’Az, ma dobbiamo tenere conto degli obiettivi»,

conclude il sindaco. Non resta quindi che attendere i possibili sviluppi dei prossimi giorni, comprese le reazioni popolari oltre che quelle politiche, alla possibilità di imponenti lavori nelle campagne e nell’area urbana che cambierebbero il volto finora conosciuto della valle del Temo.

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