Cumbidanovu, l’ultima diga: il cantiere è aperto da 25 anni

Dopo una lunga serie di stop, i lavori sono ripresi nel 2011. Ma l’alluvione ha spazzato via tutto Contenzioso tra il Consorzio di bonifica e l’impresa Itinera: l’intesa sembra vicina. E i fondi ci sono

ORGOSOLO. Lo scorso anno Legambiente l’ha inserita a pieno titolo nel dossier sulle grandi incompiute italiane: 101 opere pubbliche che avrebbero potuto cambiare il destino di interi territori e che invece sono diventate monumenti allo spreco di danaro pubblico. È una storia infinita, quella della diga nell’alto Cedrino in costruzione nella valle di Cumbidanovu, a una manciata di chilometri da Orgosolo. Una storia fatta di lavori a singhiozzo, imprese che abbandonano e licenziano, contratti annullati e contenziosi legali. Imprese che subentrano e poi sospendono i lavori. E milioni di euro, 64 al momento, che giacciono nelle casse della Regione in attesa di essere utilizzati. Quando tutto sembrava procedere, ci si è messo anche il ciclone Cleopatra, nel novembre 2013, che ha spazzato via una a parte del lavoro svolto negli ultimi due anni e ha distrutto macchinari e infrastrutture dell’impresa, l’Itinera spa, l’ultima che ha preso in carico l’unica diga attualmente in costruzione in Italia.

I licenziamenti. Lunedì sera, all’auditorium comunale di Orgosolo, la Fillea Cgil ha provato a tirare le somme di una vicenda che si trascina da 26 anni, tanto data il primo appalto dei lavori. In realtà della diga che avrebbe dovuto placare la sete delle campagne di sei comuni (Orgosolo, Nuoro, Oliena, Dorgali, Lula e Orune) si comincia a parlare sin dagli anni Settanta (l’allora Cassa per il Mezzogiorno ne approvò lo studio di fattibilità nel 1978). Il sindacato di categoria degli edili ha tentato di riunire attorno a un tavolo tutti gli attori della vicenda. Parrà strano, ma non era mai accaduto prima, in decenni di polemiche, perché le riunioni avvenivano a compartimenti stagni: dove c’era l’impresa mancava il committente, il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale, e viceversa. Lunedì mancava, e non è poco, la giunta regionale, nonostante alcuni suoi esponenti comparissero nella locandina dell’incontro: il capo di gabinetto del presidente Pigliaru, Filippo Spanu, gli assessori all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, e ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda. Assenti, secondo la giustificazione ufficiale, perché impegnati nella stesura della legge finanziaria. Proprio quella in cui sindacati, politici del territorio, consorzio di bonifica e impresa confidano per dare una svolta alla vicenda. C’erano anche gli agricoltori, rappresentati dalla Coldiretti, per ricordare come la diga che doveva cambiare volto alle campagne sinora ha prodotto solo danni ambientali. E poi gli operai, ultimi non per importanza, i 50 lavoratori assunti nel 2011 che hanno trovato sotto l’ultimo albero di Natale le lettere di licenziamento. Ora la Regione dovrebbe mettere da parte altri due milioni, e i lavori, fanno capire al consorzio, potrebbero riprendere e sottrarre nel giro di qualche anno la diga all’elenco delle incompiute.

Tra lamentazioni e giustificato pessimismo, infatti, l’unica nota positiva dell’incontro di Orgosolo è stata la pace, quasi in diretta, tra l’impresa e il consorzio. I loro rappresentanti, l’ingegnere Ermes Castellet per Itinera e il commissario Giampiero Deiana e il direttore Antonio Madau per il consorzio, hanno detto che l’ultimo contenzioso, il secondo in pochi anni, quello legato ai danni del Ciclone, potrebbe essere chiuso entro il mese di gennaio senza passare a vie legali. Ma serve, dicono entrambi, la mediazione della Regione (leggi approvare un nuovo finanziamento).

Lo stato dei lavori. Ma quanto è costata sino a oggi la diga di Cumbidanovu, e soprattutto a che stadio sono i lavori? La seconda risposta è più semplice della prima: è stato realizzato circa il 40 per cento dell’opera, dice il consorzio. E sono stati impegnati, dal 2011 a oggi, cioè dall’ultimo appalto in ordine di tempo, circa 18 milioni di euro. Che sommati ai 66 (64 più i due del dopo alluvione) fanno un totale di 84 milioni.

Molto più difficile stabilire quanto sia costata a partire dalla sua nascita, sulla carta s’intende, la diga di Cumbidanovu. Non solo perché le previsioni all’epoca erano ovviamente in miliardi di lire, ma anche perché vanno aggiunti i costi per gli ammortizzatori sociali che nel corso degli anni sono andati ai lavoratori che si sono succeduti. L’altra sera ci ha provato Antonella Mereu, segretaria provinciale della Fillea Cgil, a ripercorrere le tappe della vicenda. Eccola per sommi capi. Saltiamo la parte preliminare, tra studi, progettazioni e nulla osta, e arriviamo al 1989, quando l’Agensud affidò alla società Ferrocemento i lavori per un importo di 40 miliardi di lire. I lavori furono subappaltati all’impresa Condotte e andarono avanti per qualche mese con 65 operai. I quali furono licenziati nel 1992, con i lavori già sospesi da un anno. Il risultato fu l’occupazione del municipio di Orgosolo per 45 giorni.

Nel 1994 il consorzio di bonifica ruppe il contratto, ma furono necessari ben nove anni per affidare un nuovo appalto. Nel 2003 subentra la Ira Costruzioni, ma in due anni realizza opere per meno di centomila euro. Si arriva nel 2006 alla rescissione del contratto e all’affidamento alla Grassetto Costruzioni, poi inglobata dall’Itinera. Nonostante ciò

per vedere la posa della prima pietra, in realtà un getto di calcestruzzo, occorre arrivare al 2011. È presente l’allora governatore Ugo Cappellacci, che promette – ricorda la Cgil – lavori conclusi entro due anni e mezzo. In realtà è l’ennesimo buco nell’acqua.

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