Mont’e Prama tesoro inesauribile Area di 5 ettari con altri Giganti

Gli archeologi chiedono l’acquisizione pubblica dei terreni per continuare le ricerche All’Accademia dei Lincei il punto degli specialisti: non necropoli, ma luogo di sepoltura di un eroe

CABRAS. E così i kolossòi di Mont’e Prama, i Giganti di Cabras attorno ai quali il mondo archeologico rivolge le sue attenzioni, hanno catturato l’interesse del più alto consesso culturale italiano, e tra i più importanti al mondo, certamente il più antico: l’Accademia dei Lincei. Ieri, nella giornata di studio su “I riti della morte e del culto del culto di Mont’e Prama-Cabras”, il gotha dell’archeologia italiana si è riunito a Palazzo Corsini, a Roma, sede dell’Accademia fondata nel 1605, attorno agli studiosi che hanno portato alla luce un giacimento di testimonianze destinato a riscrivere la storia della statuaria isolana; un giacimento emerso a partire dalle campagne degli anni Settanta per arrivare alle più recenti scoperte frutto della ripresa degli scavi da parte di Università di Sassari e Cagliari, della Soprintendenza archeologica della Sardegna accanto ai quali si pone il ministero dei Beni e delle attività culturali. Giornata di altissimo respiro culturale, dunque, ispirata dal professor Mario Torelli, Accademico dei Lincei – così come lo era il professor Giovanni Lilliu –, nell’ambito della convenzione tra l’Accademia e la Fondazione Balzan, che proprio lo scorso anno ha insignito del premio per gli studi archeologici il professor Torelli; l’ambito migliore per svelare le ultime scoperte attorno a una miniera, di cui i ritrovamenti fin qui acquisiti – 5000 frammenti recuperati, 28 statue antropomorfe, 26 modelli di nuraghe, cinquanta tombe, datazione tra il IX e l’VIII secolo avanti Cristo –, altro non sono, per dirla con il professor Raimondo Zucca dell’Università di Sassari, Alessandro e Emina Usai della Soprintendenza archeologica, che «la punta dell’iceberg».

Un heròon a Mont’e Prama. «Riteniamo che Mont’e Prama possa essere un heròon, un luogo di sepoltura di un eroe. Non una necropoli nel senso tradizionale del termine, ma un luogo cultuale. Ne sono testimonianza l’accesso al sepolcro individuale, regolato dalla rigida selezione del sesso (uomini, con una sola eccezione), dell’età (giovani adulti)». Così la relazione del professor Zucca e del suo collega Paolo Bernardini, che hanno introdotto la correlazione del mito di Iolao e dei Tespiadi con il sito di Mont’e Prama. Mito cui ha fatto riferimento il professor Michel Gras, coordinatore del dibattito, archeologo e anch’egli studioso di Mont’e Prama, e lo stesso professor Torelli.

Il mito di Iolao. La tesi proposta non punta a incardinare il mito di Iolao e i Tespiadi nell’isola, per quanto il professor Fausto Zevi, archeologo e Accademico, ieri stessa abbia concordato con l’ipotesi che i Greci abbiano conosciuto la sfilata di statue di Mont’e Prama; ma è un dato di fatto che dagli ultimi rilievi emergono due fatti assolutamente nuovi, rispetto alla lettura del sito, connessi a quel mito.

I calzari e il gymnasion. Pugilatori, arcieri, guerrieri: a questa iconografia, si aggiungono ora cinque statue di kolossòi con i calzari. Due sculture già ritrovate, i piedi calzati da sandali, ricordano il bronzetto della tomba di Cavalupo di Vulci (IX sec. a. C). «I sacerdoti-militari di Mont’e Prama e di Vulci alludono verosimilmente a un aspetto dell’apparato cerimoniale del culto svolto nell’heroon, forse in connessione con l’avvio dei giochi, prove di aristeia, o, per usare un termine più prossimo alla cultura sarda, di balentìa», hanno detto Zucca e Bernardini. In sintesi: i ritrovamenti sono compatibili con un’area, individuata, a struttura semicircolare di circa 35 metri di diametro, dove è verosimile pensare potessero svolgersi attività ludiche, propiziatorie, rituali. C’è una mitologia sarda, ha sottolineato il professor Torelli, e le attività ad essa connessa sono assimilabili al gymnasion greco: luogo di esercizio del corpo e della mente.

La capanna e il tempio. Una settimana fa il georadar ha evidenziato una capanna a struttura pluricellulare, composta da tre ambienti circolari e con all’interno una corte aperta. E un altro spazio, 14x26 metri, richiama fortemente il tempio di cui, già nel 1977 parlava il professor Lilliu. Per la prima volta, uno scavo archeologico sardo entra all’alta corte dei Lincei. Per continuare a indagarlo, «appare fondamentale l’acquisizione pubblica di altri cinque ettari circostanti l’area ristretta in cui si sono

sviluppate le ricerche», è l’appello degli archeologi. «Abbiamo imparato moltissimo, oggi», ha detto il professor Torelli. La centenaria storia degli Accademici, con l’umiltà propria dei grandi, in rispettoso ascolto delle voci dei kolossòi del passato.

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