il caso

Resort di Funtanazza, no al progetto: Soru ricorre al Tar

La Forestale non dà il via libera alla trasformazione in albergo dell’ex colonia per i figli dei minatori

CAGLIARI. Per ingrandire l’hotel di Scivu-Funtanazza prossimo venturo con sessanta stanze in bungalow la società Riva di Scivu srl di Renato Soru, amministrata dal fratello Emanuele, aveva progettato di radere al suolo un bosco di pini che si trova proprio alle spalle dell’edificio inaugurato nel 1956 e che un tempo ospitava la colonia estiva destinata ai figli dei minatori. Tutto pronto: dal comune di Arbus era arrivato il via libera con il procedimento d’intesa, quella famosa «finestra» lasciata aperta tra le norme del piano paesaggistico regionale ispirato proprio da Soru. Finestra utile ad approvare progetti in deroga al Ppr con un accordo tra privato ed enti pubblici. Poi l’imprevisto: trasmesso il 7 agosto 2014 all’Ispettorato del Corpo Forestale, il piano di ampliamento immobiliare con annesso sacrificio della pineta è stato bloccato il 13 ottobre successivo dal direttore del servizio perché quegli alberi non possono essere tagliati. Come dire: il resort si può fare, ma bisogna trovare spazi alternativi dove realizzare i bungalow.

Il seguito della vicenda, curiosa per la vocazione ambientalista sempre professata da Soru, è tutto giudiziario: prima la Riva di Scivu srl ha ricorso allo stesso Corpo Forestale contro lo stop al piano, poi - incassato un nuovo diniego - si è rivolta al Tar con un ricorso di 28 pagine firmato dall’avvocato Enrico Follese. Dove si chiede che il provvedimento della Forestale venga sospeso e quindi dichiarato illegittimo nel merito. Per una serie di ragioni, una su tutte: nei 94 ettari che costituiscono il compendio di Funtanazza, proprietà di Soru, non c’è un altra area adatta a ospitare i bungalow. Le nuove stanze infatti devono essere vicine al corpo centrale del resort, dove saranno realizzati i servizi generali. E comunque quel bosco - secondo il legale - è fatto di pini cresciuti a stento, che potrebbero essere compensati col rimboschimento di un’altra superficie. Impossibile, a leggere il ricorso ai giudici amministrativi, anche seguire le prescrizioni concordate nell’intesa con il comune di Arbus: le radure interne al bosco, dove era prevista la costruzione dei bungalow, non sono abbastanza vaste per garantire il rispetto delle norme di sicurezza antincedi e dunque la Riva di Scivu srl non potrebbe, anche volendo, realizzarvi quelle che tecnicamente vengono definite «volumetrie disperse». Insomma: se il «progetto di recupero e di valorizzazione turistico-ambientale del compendio turistico-alberghiero chiamato ex colonia Marina-Casa al mare Francesco Sartori turistico Funtanazza» deve andare avanti, l’unica soluzione è sacrificare la pineta. Soluzione necessaria per il legale di Soru, impraticabile per la Forestale. Una cosa, è scritto nel ricorso, va ricordata: non c’è tempo da perdere, l’ex colonia ha una stabilità precaria e il comune di Arbus ha già ordinato interventi di messa in sicurezza. Se il progetto non dovesse sbloccarsi andrebbe a rischio un’operazione sulla quale i fratelli Soru lavorano da anni e che - almeno nelle intenzioni - darebbe una prospettiva di lavoro ai giovani di Arbus. Le regole però sono regole, le stesse sulle quali Soru è stato sempre irremovibile e deciso a farle rispettare.

È la seconda volta che l’ex governatore e patron di Tiscali s’imbatte nei fulmini della Forestale e sempre per una questione legata alla salute degli alberi di pino. Nei lavori di ristrutturazione della villa di Cuccureddus, sulla spiaggia di Villasimius, l’impresa incaricata da Soru diede un taglio secco agli alberi, pini e anche eucaliptus. Era il 2004: intervennero i ranger regionali, gli avversari politici imperversarono accusando Soru di essere ecologista solo quando i progetti edilizi sono degli altri. Qualcuno

gli rinfacciò anche la sede di Tiscali, costruita sulle rive della laguna di Santa Gilla. La vicenda si chiuse con una multa, anche perché quegli alberi piantati dal precedente proprietario della villa, il costruttore Franco Trois, erano decrepiti. Ora ci risiamo.

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