Energia

La giunta: «I sardi avranno il metano»

Senza gasdotto costi maggiorati di 600 milioni. Si cercano le alternative e il sindacato denuncia: «Troppi ritardi»

CAGLIARI. La Regione è uscita dal progetto Galsi (un consorzio che ha come azionista di maggioranza la Sonatrach, azienda di Stato algerina), e ora sta vagliando le possibili alternative: «I sardi avranno il metano», assicura il presidente Pigliaru. La Sardegna è l’unica regione a non disporre del metano e questo comporta un costo stimato tra i 500 e i 600 milioni l’anno.

Il sindacato denuncia il ritardo della giunta nel prendere una decisione dopo l’uscita dal Galsi e la Regione motiva il ritardo con la necessità di stabilire le quantità di gas necessarie da inserire all’interno del Piano energetico. Giovanni Matta, segretario Cisl, denuncia: «Ci sono stati anni di promesse ma alla fine ha vinto il partito del non fare che sta portando la Sardegna allo sfacelo».

La realtà è che lo scenario dell’energia è cambiato con l’affrancamento degli Usa dal petrolio grazie all’introduzione di tecnologie che hanno portato allo shale gas, cioè al metano compresso. Per questo la Regione vuole capire quale sarà il sistema migliore per rimediare alla mancanza del metano.

La Cgil non ha dubbi: «Servono due rigassificatori», spiega Giacomo Migheli, segretario della Ficltem. Due impianti da collocare - secondo la Cgil - a Sarroch e a Porto Torres. Una possibilità è quella di sfruttare le nave metaniere, gli “iso containers”. Non è una novità assoluta perché ci sono già alcune aziende che hanno fatto ricorso a questo sistema: il gas è fonito da una società spagnola, la Molgas, che invia i containers con le navi del Gruppo Grendi. Lo stoccaggio viene effettuato via gomma; un iso container contiene, in media, 43 metri cubi di metano liquido in grado di produrre 25.800 metri cubi di metano. Una delle grandi aziende che ha deciso di autoalimentarsi con il metano è la 3A di Arborea.

L’isola è l’unica regione priva di metano perché i colossi del settore sono stati contrari per via della scarsa densità e dell’alto costo dell’investimento. Così i gasdotti che dal Nordafrica portano il gas verso l’Italia e l’Europa, come il «Green Stream» dalla Libia o il «Trans Med» dall’Algeria, via Tunisia e Sicilia, «saltano» la Sardegna. Il Galsi ha subito uno stop per via delle tangenti scoperte dagli inquirenti di Milano ma anche per il nuovo scenario: il governo italiano ha scelto la Basilicata come hub energetico, collegamento dei

gasdotti che provengono dai Balcani. Ma lo stop del metano ha fatto saltare i progetti sulla costruzione della rete interna e, a catena, è slittato il progetto Bulgas finanziato con Fondi Ue per far passare la fibra ottica all’interno delle tubazioni di gas.

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