nel febbraio del 2013

Colpito da una fucilata morì davanti ai suoi occhi

SAN TEODORO. Una sola fucilata esplosa da pochi metri. La vita di Dino Asproni, bittese di 40 anni, che da cinque viveva a San Teodoro, era finita così, la sera del 15 febbraio di due anni fa....

SAN TEODORO. Una sola fucilata esplosa da pochi metri. La vita di Dino Asproni, bittese di 40 anni, che da cinque viveva a San Teodoro, era finita così, la sera del 15 febbraio di due anni fa. Davanti agli occhi impietriti della moglie, Sara Mossa. L’assassino si era appostato nel buio, di fronte all’ingresso di casa, in località Terra Padedda. Quando il giovane stava per varcare la soglia di casa, lui, aveva fatto fuoco. Una fucilata a pallettoni. Che aveva raggiunto Asproni alla testa, uccidendolo. La moglie dava le spalle all’ingresso, e solo quando si è girata per chiedere al marito cosa stesse succedendo, l’ha visto accasciato sul pavimento. Il giovane aveva fatto giusto in tempo a rispondere che qualcuno gli aveva sparato e poi il cuore aveva cessato di battere. Chi gli ha teso l’agguato conosceva bene le abitudini di Asproni, che aveva acquistato da poco il bar “Ichnos” a San Teodoro. Era cugino e socio

di Sebastiano Bandinu, ucciso nel 2008. In seguito alla sua morte, il bittese era diventato l’unico gestore del locale. Ma quella attività non era l’unica alla quale si dedicava insieme alla moglie, così sostengono gli inquirenti. Che ritengono che il movente sia legato al traffico di droga.

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