Una vedova gestiva il traffico di droga

Sara Mossa prima di ogni spostamento chiedeva la benedizione di un santone. 31 gli arresti tra l’isola, Modena e Napoli

SAN TEODORO. Due anni fa un killer aveva ucciso suo marito, Dino Asproni, freddato con una fucilata sulla porta di casa. Ieri, Sara Mossa, 39 anni, originaria di Irgoli e residente a San Teodoro dove lavora nel bar di famiglia “Ichnos” è finita in manette: secondo i carabinieri, la vedova sarebbe a capo di un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Un boss in gonnella al vertice di una fitta rete di traffico e spaccio di cocaina, hascisc e marijuana tra le province di Nuoro, Sassari e Olbia-Tempio, con ramificazioni a Modena e Napoli, che si serviva di una banda di giovanissimi, in gran parte incensurati, per il rifornimento e lo spaccio. Stupefacenti che venivano smerciati soprattutto nelle località turistiche del nord est dell’isola, pullulanti di vacanzieri nel periodo estivo.

Il blitz. Il vasto sodalizio guidato dalla vedova è stato sgominato all’alba di ieri dai carabinieri della tenenza di San Teodoro e dai colleghi della compagnia di Siniscola in una massiccia operazione antidroga, coordinata dalla Procura di Nuoro, che ha visto impegnati oltre 150 militari, supportati dallo squadrone eliportato dei Cacciatori di Sardegna: 22 le misure di custodia cautelare disposte dal gip Mauro Pusceddu su richiesta del pm Laura Taddei, eseguite dai militari. Che nel corso del blitz hanno effettuato anche 48 perquisizioni domiciliari. Sara Mossa è finita agli arresti domiciliari insieme ad altri sei giovani, mentre un settimo uomo, Igor Mossa, fratello della vedova, è ricercato all’estero. Altre 14 persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora. Ma gli arrestati sono complessivamente 31: nove giovani, quasi tutti barbaricini, sono stati arrestati in flagranza durante l’attività investigativa durata un anno e cominciata all’indomani dell’omicidio Asproni, il 15 febbraio 2013. A loro, stando alla ricostruzione fatta ieri dal comandante della compagnia di Siniscola, Andrea Senes, «Sara Mossa si rivolgeva per rifornirsi della droga. Che arrivava a San Teodoro da fornitori residenti a Desulo, Fonni e in varie località della provincia di Sassari».

La protezione spirituale. Quarantotto in tutto gli indagati, ritenuti a vario titolo responsabili di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, in quella che i carabinieri hanno battezzato operazione “Holy man”, ovvero “Santone”. «Ogni volta che doveva compiere il viaggio per acquistare la droga, ma anche nel tragitto di rientro a casa – ha spiegato Senes –, Sara Mossa contattava telefonicamente un sedicente santone, a Nuoro, chiedendo una sorta di protezione spirituale che la tenesse lontana durante i suoi movimenti da eventuali controlli da parte dei carabinieri». Protezione che evidentemente non è servita granché.

Le indagini sul delitto. L’operazione ha avuto inizio nella primavera del 2013, in seguito all’omicidio di Dino Asproni. Mentre gli investigatori cercavano di fare luce su responsabili e movente dell’assassinio di Terra Padedda, località dov’era stato freddato l’uomo, si sono imbattuti nell’attività illecita che la vedova conduceva parallelamente a quella di barista. «Dalle indagini è emerso che la moglie della vittima si riforniva, insieme al fratello, di ingenti quantità di stupefacente che poi spacciava a San Teodoro. È probabile che il movente dell’omicidio sia da ricercare proprio nel traffico di sostanze stupefacenti, attività che veniva gestita dai tre – ha detto Senes – Una settimana dopo la morte del marito, la vedova si stava già rifornendo di droga».

Lo stupore. «Cosa ho fatto?», ha chiesto Sara Mossa ai militari che alle

5.30 di ieri mattina hanno bussato alla sua porta. Nel corso dell’attività investigativa i militari hanno sequestrato 1,2 chili di droga, confezionati in piccole dosi pronte per lo spaccio. 36 giovani sono stati segnalati alla Prefettura per uso di stupefacenti.

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