IL DOCUMENTARIO

I balentes raccontati da Lisa tra denuncia e speranza

Ha studiato antropologia e cinema in Australia dove ha filmato la vita dei nativi, Ritorna nella sua Sardegna per far conoscere al mondo la fine di un paradiso

SASSARI. Lisa Camillo è cresciuta tra Roma e la Costa Smeralda – nell'enclave glamour della Sardegna, dove suo padre lavora – ha studiato in Australia antropologia e cinema, e ha messo a frutto i suoi studi con dei lavori sulle popolazioni aborigene, tra cui “Live Through This” che è stato premiato e selezionato in decine di film festival. Ha diretto “Requiem” video musicale con un unico, coraggioso, piano sequenza e una serie di altri lavori di alto livello. «Volevo tornare un in Sardegna – racconta – un po' con la scusa di un documentario sulla Costa Smeralda ma, in fondo, con la voglia di godermi una vacanza in una terra che ho sempre sentito mia e da cui non posso stare mai troppo lontana». È stato questo progetto l'inizio di tutto, l'inizio di una “migrazione interna”, non solo tra continenti ma anche, e soprattutto, un cambio di sguardo e di sensibilità interiore. Perché Lisa è sbarcata in un’isola che non riconosceva più.

Balentes, crowdfounding per il documentario di Lisa Camillo Satta Balentes, il trailer del documentario di Lisa Camillo Satta

«Sono stata lontana dalla mia terra per tanto tempo, e forse ho vissuto anche troppo isolata, ma vedere la situazione odierna è stato un vero shock. Da li è nata l'idea di un documentario sull'intera Sardegna, raccontare dei problemi enormi che schiacciano l’isola e delle soluzioni che sembrano così a portata di mano. Delle enormi potenzialità inespresse dei sardi e della Sardegna».

Questo il senso di “Balentes”, un documentario di 80 minuti, con musiche originali del compositore australiano Jesse Dampsey, che sta arrivando a metà del guado, con decine di ore di girato che aspettano solo il montaggio finale e a cui Lisa Camillo si sta dedicando anima e corpo in una grande operazione di crow fouding per raggiungere la somma che permetterà di concludere il suo lavoro.

«Balentes, in sardo – sostiene Lisa – come valorosi, coraggiosi. Un titolo dedicato ai tanti sardi che non si piangono addosso e combattono per salvare la nostra terra, un documentario sociale di speranza e denuncia. Un lavoro che cerca delle risposte e pone domande per coloro che sono responsabili di queste morti e questo disastro ambientale». Un viaggio tra i grandi problemi sardi, la fine dell’economia agropastorale, la disoccupazione, la crisi del turismo e l’incubo dell’inquinamento industriale e quello prodotto dalle servitù militari. Tutto accostato ai meravigliosi scenari naturali e alla cultura antica e originale dell’isola. Un film che Lisa ha intenzione di presentare nelle rassegne più importanti: Cannes, Tribeca di New York, Sundance Film Festival di Los Angeles, al festival di Venezia e a quello di Berlino, per portare all'attenzione del mondo il caso emblematico della Sardegna. Nel trailer si coglie il linguaggio sofisticato del cinema contemporaneo, girato in 4k rappresenta lo stato dell'arte nell'alta definizione. Ma è, come sempre accade, lo spirito del lavoro che cattura dalle prime immagini. Uno spirito di denuncia ricco di speranza, una positività che Lisa trasmette. Uno sguardo australiano per un cuore sardo. Professionalità anglosassone e una struggente poetica mediterranea. «Aver lavorato con le comunità aborigene come antropologa e filmaker mi ha fatto crescere come persona e professionista – racconta la regista–. Mi ha fatto capire molte cose, devo dire che trovo molte corrispondenze tra il senso di frustrazione dei nativi australiani e quello dei sardi. Il senso di sentirsi sempre sconfitti, non trovare la voglia di ricostruirsi e riscattarsi, l'inutilità di ogni progetto sempre destinato al fallimento. Un tratto comune delle popolazioni schiacciate nella loro cultura, colonizzate e sfruttate. Abbiamo bisogno di ricostruirci, di sentirci uniti. Il mio film vuole essere un'operazione di autostima».

Ascoltandola si percepisce che questo viaggio nell'isola è anche un viaggio verso la consapevolezza per la giovane regista. «Sono arrivata col direttore della fotografia Viviano Scanu, australiano di origini sarde che parla a malapena l'italiano. Girare per l'isola è stata per lui “l'esperienza più bella della mia vita”. Lo capisco molto bene, ritrovare le proprie radici, il mondo a cui sentiamo di appartenere, è una delle cose più forti che si possono vivere».

Questa è la “migrazione interiore” di Lisa Camillo, dall’idea del film glamouros in Costa al documentario sociale. «Per qualche anno mi sono persa una terra meravigliosa, me ne sono pentita e non voglio che il resto del mondo faccia lo stesso errore».

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