«Una norma regionale elaborata dalla P3»

Gli investigatori raccontano i progetti in Sardegna dell’organizzazione segreta di Flavio Carboni

INVIATO A ROMA. In Sardegna la P3 puntava su due obbiettivi: norme più leggere per realizzare parchi eolici ad alto valore aggiunto e un direttore dell'Arpas, l’agenzia regionale per l’ambiente, che garantisse una corsia preferenziale ai progetti dell'organizzazione segreta. In un caso e nell'altro serviva un grimaldello politico per scardinare le porte della Regione: chi meglio di Ugo Cappellacci, uomo di Berlusconi, obbligato dall'appartenenza e dalla riconoscenza elettorale a cedere alle pressioni di pezzi da novanta come Denis Verdini, Marcello Dell'Utri e Flavio Carboni? Se la difesa già scopre la linea di contrasto alle accuse dei pm Rodolfo Sabelli e Mario Palazzi, il capitano dei carabinieri Massimiliano Vucetich non sembra avere dubbi ma solo certezze investigative sull’esistenza nel 2009 di un'organizzazione criminale capace di condizionare i poteri dello Stato.

La P3. Una superloggia potentissima, legata a filo doppio con le aree governative del paese, che poteva permettersi di dialogare con giudici costituzionali, magistrati della Corte di Cassazione, politici del massimo rango e istituzioni territoriali senza il timore di vedersi chiudere la porta in faccia. Le prove? Davanti alla nona sezione del tribunale di Roma, presieduta da Maria Rosaria Brunetti, i due pubblici ministeri le hanno messe in campo attraverso l’esame di Vucetich, una rassegna ragionata delle conversazioni intercettate e degli atti d’indagine compiuti fino alla chiusura dell’inchiesta, il 5 agosto del 2011. L’udienza di ieri, durata quasi cinque ore, era tutta rivolta a sviscerare la vicenda sarda del processo P3, che coinvolge fra gli altri sette - gli imputati sono in tutto venti - l’ex governatore Ugo Cappellacci.

L’origine. E’ stata un’indagine minore su Flavio Carboni - ha raccontato Vucetich - a coindurre gli investigatori romani in Sardegna. In alcune telefonate l’affarista di Torralba sembrava determinato a pianificare una serie di parchi eolici nell’isola, affare in quegli anni considerato lucrosissimo negli ambienti imprenditoriali d’alto bordo. Solo che c’era un ostacolo: il piano paesaggistico voluto da Renato Soru, che imponeva regole rigorose e soprattutto limiti alla proliferazione di pale a vento. Allora come fare? L’idea di Carboni è di oliare gli ingranaggi della Regione piazzando un uomo di fiducia alla direzione dell’Arpas e lavorando a una bozza di normativa più permissiva, che garantisse una rapida distribuzione degli interventi.

La nomina di Farris. La prima operazione riesce: al vertice dell’agenzia regionale viene nominato Ignazio Farris, funzionario graditissimo a Carboni. Per l’accusa grazie alla complicità di Cappellacci, che per questo deve rispondere di concorso in abuso d’ufficio: «Per arrivare alla nomina di Farris - ha riferito l’ufficiale dell’Arma - la giunta mise in piedi una selezione per soli titoli, riservandosi la scelta fra i candidati». Senza graduatoria, senza una concorrenza ancorata a criteri oggettivi. D’altro canto le pressioni a favore di Farris erano forti nei toni e nell’origine: Verdini, Dell’Utri, naturalmente Carboni. «Il gruppo - ha spiegato Vucetich - ha lavorato sia per la nomina che in vista degli obbiettivi per i quali la nomina era strategica».

Gli incontri. Con Farris alla testa dell’Arpas e i «legislatori» della P3 impegnati a redigere una bozza della nuova normativa destinata a regolare l’eolico sardo, Cappellacci viene coinvolto in un vero tour di incontri. Il capitano Vucetich, sollecitato dai pm, li ha messi in fila: il 4 settembre 2009 la P3 si riunisce a Roma, ci sono Carboni, Verdini, Farris e Cossu, più tardi arrivano Cappellacci e l’allora assessore agli enti locali Gabriele Asunis. Nello stesso mese gli incontri si susseguono: a Cagliari il 13 e il 28 a casa di Carboni, il primo ottobre Cappellacci vola a Roma per partecipare a un incontro a casa Verdini. Il tema? «Sempre quello - ha chiarito Vucetich - una delibera che avviasse una nuova regolamentazione dell’eolico, specificando dove e come installare le pale».

La norma. La P3 - stando all’accusa - prende il posto del consiglio regionale e lavora alle norme per l’«autorizzazione unica» necessaria per aprire la strada ai cantieri del vento. Tra il 15 e il 21 luglio i carabinieri intercettano una sequenza di conversazioni il cui contenuto è definito dagli investigatori «eloquente». Carboni parla con Farris e salta fuori anche l’idea di un protocollo d’intesa rivolto a favorire i progetti della P3. Il 3 ottobre c’è uno scambio di fax, in linea la bozza della nuova disciplina per l’eolico, pensata per favorire l’organizzazione. Ogni tanto nelle conversazioni qualcuno nomina Cesare: secondo i carabinieri non è altri che Silvio Berlusconi, riferimento politico per l’intera P3.

Casa Verdini. E’ nella residenza romana del plenipotenziario berlusconiano Denis Verdini che si svolgono gli incontri di dicembre: per Vucetich si parla delle modalità di realizzazione del progetto. Il 15 la bozza di delibera è quasi pronta, nei dialoghi registrati si capisce che ha bisogno di qualche piccolo ritocco prima di andare all’approvazione della Regione. Attenzione: il testo di un provvedimento elaborato da una presunta organizzazione criminale doveva diventare un atto strategico del governo regionale.

La fuga di notizie. Ma l’operazione salta perché ai primi del 2010 alcuni giornali pubblicano indiscrezioni sull’inchiesta «Grandi opere» condotta dalla Procura di Firenze, indagato Verdini. A quel punto la Procura di Roma rompe gli indugi e chiede all’ufficio gip una serie di perquisizioni: gli investigatori bussano alle abitazioni di Farris e Carboni, poi alla Regione. Vengono raccolte carte importanti per l’inchiesta.

Giro di denaro. Pian piano salta fuori il vorticoso giro di denaro tra imprenditori forlivesi e i prestanome di Carboni, in mezzo c’è il Credito cooperativo fiorentino presieduto da Verdini. Decine di assegni che volano da una parte all’altra

(Carboni: «Mi serve grano») compresi i sei che Carboni usa per pagare i convegno del Forte Village sul federalismo fiscale, cui partecipano magistrati di mezza Sardegna. Ma il grande affare resta un sogno.

Il dibattimento andrà avanti il 18 marzo con nuovi testi del pubblico ministero.

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