Il piano Bper: in arrivo nuovi tagli

Entro il 2017 la fusione con la Banca di Sassari, allarme per le possibili chiusure

SASSARI. La cura dimagrante è partita nel 2012. Il piano industriale del gruppo Bper prevedeva tagli di filiali e personale sia per il Banco di Sardegna sia per la più piccola Banca di Sassari. Mesi di dibattito, incontri con i sindacati, indignazione popolare contro l’ennesimo scippo. Per il Banco di Sardegna è finita con 12 filiali chiuse e l’accordo per l’uscita di 235 dipendenti: molti per avere raggiunto l’età pensionabile, tanti spinti da incentivi economici. Molti di più, invece, i dipendenti ricollocati all’interno del polo sardo di Bper Services: spostamenti funzionali al progetto di creazione della “Grande Bper”che ha fagocitato diverse insegne del Banco nella penisola. Ora, quando ancora si sentono gli strascichi del precedente, è pronto il nuovo piano industriale 2015-2017. Anche in questo caso, per gli istituti di credito isolani sono previsti grandi cambiamenti.

La storia. Quarantotto anni di autonomia, gigante del credito nell’isola. Uno slogan “la forza del gruppo ovunque nell’isola”. Un’istituzione, con uno sportello garantito anche nei paesi minuscoli. Nel 1992 l’intervento nel piano di risanamento della Banca popolare di Sassari, che da quel momento si chiamerà Banca di Sassari. Nel 2001, l’inizio della seconda vita. Alla quale il Bando di Sardegna si è affacciato con preoccupazione. Il primo strappo, il primo vero allontanamento dall’isola è avvenuto quando il Banco è entrato a far parte del gruppo Bper, guidato dalla controllante Banca popolare dell’Emilia Romagna. Nell'arco di pochi mesi la Bper ha acquisito dalla Fondazione Banco di Sardegna prima il 20% e poi il 31% del capitale ordinario, diventando nel marzo 2001 l'azionista di maggioranza del Banco con il 51% dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria.

Il segno meno. Dal 2011 alla fine del 2014 il polo sardo del gruppo Bper ha visto sparire nell’isola 34 insegne. Conseguenze dei piani di razionalizzazione voluti dai vertici del gruppo, che in particolare per la Sardegna hanno lavorato sui doppioni. In molte località dove convivevano Banco di Sardegna e Banca di Sassari, il gruppo emiliano ha usato l’accetta. Quasi sempre a cadere è stata la Banca di Sassari a vantaggio del più grande Banco.

Ancora tagli. La percentuale è sempre la stessa: 10 per cento. C’è scritto nel nuovo piano industriale, che a livello nazionale stabilisce una nuova asciugatura di filiali e di organici. Saranno 130 – se il piano passerà così come è stato presentato – le filiali chiuse. Di queste, si ipotizza che circa una trentina saranno sarde. Un numero alto legato soprattutto a un fatto: la Banca di Sassari cesserà di essere un istituto di credito tradizionale, addio agli sportelli, le sue insegne saranno inglobate dal Banco di Sardegna e l’ex Popolare si trasformerà in società specializzata nella divisione consumi: emissione di carte di credito e prestiti personali. Una società d’eccellenza, punto di riferimento non solo in Sardegna ma in ambito nazionale, al servizio dell’intero gruppo.

L’allarme. C’è agitazione soprattutto nei Comuni più piccoli. Il piano industriale Bper non fa sconti alle filiali poco produttive. Nel frattempo un’altra voce si rincorre. Dice che la grande Bper vuole diventare sempre più grande.

E dopo avere fagocitato alcuni istituti di credito nel Nord Italia, sarebbe pronta a mettere le mani anche sul Banco di Sardegna, acquisendo la restante quota del capitale azionario (49%) in mano alla Fondazione. Sarebbe la terza vita, quella che nessuno si augura.

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