In arrivo luci e telecamere per proteggere i Giganti

Il ministero risponde a Pes (Pd): «Già realizzata una solida recinzione Ora al lavoro con Comune e Forestale per l’illuminazione e la videosorveglianza»

CABRAS. Se fosse possibile scomodare Socrate, il filosofo potrebbe rispondere così: «Tanto tuonò che alla fine piovve». Anche se la pioggia, nel caso di Mont’e Prama, potrebbe essere un impianto di illuminazione e di videosorveglianza invocato a più riprese dagli archeologi e finito al centro di un’interrogazione parlamentare firmata dal deputato del Partito democratico Caterina Pes, dopo un’intrusione negli scavi avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 settembre dello scorso anno.

Ieri è invece arrivata la risposta del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), firmata dal sottosegretario Francesca Barracciu: «Attualmente lo scavo è sospeso», ha precisato il sottosegretario, «poiché le piogge che hanno interessato l'area hanno provocato un ristagno d'acqua che non consente la prosecuzione dell’indagine stratigrafica in modo rigoroso».

Un contrattempo che sembra non aver fiaccato l’attenzione di chi è stato chiamato a vigilare sulla sicurezza all’interno dei sito dei giganti di pietra: «Nel frattempo la soprintendenza, con risorse aggiuntive, ha provveduto alla costruzione di una solida recinzione dell'intera area di scavo, per la quale ha chiesto l'autorizzazione della curia Arcivescovile di Oristano, proprietaria del terreno, e ha avviato i contatti con il Comune di Cabras e con il Corpo forestale della Regione per la realizzazione di un impianto d'illuminazione e di videosorveglianza», ha concluso Francesca Barracciu.

A distanza di alcuni mesi dall’intrusione dei tombaroli, o presunti tali, nel sito di Mont’e Prama è arrivata la conferma, da parte del ministero, di una trattativa con il comune di Cabras e con il Corpo forestale che dovrebbe portare alla realizzazione di un impianto di illuminazione e all’installazione di alcune videocamere puntate sugli scavi.

Una precauzione necessaria che, abbinata alla “solida recinzione”, potrebbe dare anche un aspetto più dignitoso a uno scavo importantissimo dal punto di vista archeologico ma molto meno tutelato da quello dell’immagine. Quello che si poteva vedere fino a poco tempo fa raccontava di

uno scavo sommerso dall’acqua piovana e di una recinzione ridotta in brandelli dalle folate gelide del vento di maestrale.

La rinnovata attenzione del Mibact, però, lascia ben sperare per il futuro di uno tra gli scavi archeologici più importanti al mondo.

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