Piano Juncker, progetti sardi salvi

Il ministro Padoan risponde al senatore Lai e spiega: nessuno sarà tagliato fuori

SASSARI. Il ministro Padoan risponde a Silvio Lai e ad altri senatori del Partito democratico sul Piano Juncker fugando dubbi e previsioni negative sui progetti sardi: «Nessuno è stato tagliato fuori, le regole sono ancora in discussione in Europa».

Cadono così le preoccupazioni dopo la selezione di cento progetti che avrebbe potuto venire intesa come una esclusione per Regioni e altri enti territoriali. Le istituzioni locali – ha chiarito ancora il ministro eliminando in questo modo ogni timore residuo – potranno proporre progetti strategici prevedendo partnership private».

Le precisazioni e le puntualizzazioni, da molti particolarmente attese, sono state fornite nel corso dei lavori della commissione parlamentare per gli Affari europei.

«Ma se quei programmi sono stati già selezionati in Italia, quali sono i criteri utilizzati e perché le amministrazioni regionali sino a oggi non hanno potuto fare proposte?», ha quindi domandato Silvio Lai, primo firmatario dell’interrogazione, durante l'audizione del rappresentante del governo, richiamando alcune notizie. «In realtà i progetti dei quali si è parlato nelle scorse settimane non hanno alcuna relazione con il Piano Juncker – ha replicato Padoan – Si tratta di interventi individuati e sostenuti ordinariamente dalla la Banca europea. Per questi i criteri di selezione prevedono la “bancabilità”, mentre l’Italia si sta battendo a tutt’oggi perché per il Piano Juncker si utilizzino caratteristiche e parametri diversi».

Padoan ha poi affermato che «la governance del piano Juncker è ancora da definire così come le regole che sono in discussione in questi giorni». Deve essere nominato un board di 4 esperti, ma l'integrazione con gli Stati è in costruzione come dimostra la decisione dell’altro ieri di utilizzare le banche promozionali (in Italia la Cdp) come strumenti di partecipazione degli Stati al fondo Juncker.

Infine, per gli investimenti è chiaro che si deve intervenire su infrastrutture dove il mercato da solo non riesce, ma dove il pubblico non si sostituisce al privato ma lo integra. «Progetti profittevoli ma in senso pubblico», ha aggiunto il ministro.

«Intendiamo concentrarci dunque – ha detto Padoan rispondendo ancora ai senatori Pd – su investimenti infrastrutturali che sarebbero troppo rischiosi per il solo settore privato. Dobbiamo pensare a un sistema pubblico che si accolla solo il rischio in eccesso, non le risorse fondamentali». «Per questo la “bancabilità” non potrà essere l'unico criterio», ha poi

concluso: «Gli investimenti vanno fatti dove la crisi ha danneggiato di più e dove servono per ripartire. Creando le condizioni perché ci sia la massima possibilità di proposta e di verifica delle scelte da parte del pubblico anche a livello locale oltre al coinvolgimento dei capitali privati».

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