Rapina in banca con ostaggi e sparatoria

Tre banditi legano sette persone. Scatta l’allarme, il colpo fallisce. Fuga e inseguimento nelle vie del paese, nessun ferito

di Gianni Bazzoni

INVIATO A THIESI

Ha rischiato di finire nel sangue la rapina di Pasqua alla filiale di Banca Intesa, nella centralissima via Vittorio Emanuele. I banditi sono scappati a mani vuote, ma durante l’inseguimento c’è stata una sparatoria lungo le strade del paese, per fortuna nessuno è rimasto ferito. Durante il blitz, che è stato rapidissimo, la direttrice e tre impiegati sono stati presi in ostaggio, insieme a loro anche tre clienti: tutti legati con delle fascette di plastica da elettricista e rinchiusi in uno stanzino. A tarda notte era in corso una caccia all’uomo estesa anche al Goceano e alla provincia di Nuoro.

I banditi entrano in azione intorno alle 15. Sono tre, alti e magri: si presentano davanti alla banca e studiano per un attimo la situazione, temporeggiano perché c’è una donna che sta effettuando una operazione al bancomat (che si trova all’interno, prima della bussola d’ingresso).Uno dei banditi urta la donna e la fa cadere a terra. Poi entrano, uno per volta, tirano su lo scaldacollo nero e si coprono parzialmente il viso, armi in pugno minacciano direttrice e impiegati, chiedono di aprire la cassaforte. Arriva la prima chiamata al 112: «C’è una rapina in banca a Thiesi». Si muove una pattuglia della compagnia di Bonorva, i militari indossano i giubbotti antiproiettile, e arrivano armati di M12. Dall’interno, anche la direttrice, nel frattempo, chiusa in una stanza, riesce a dare l’allarme. Scatta il piano antirapina. Quando i primi militari arrivano davanti alla banca, i banditi - dopo avere preso atto che la cassaforte è bloccata dal sistema a tempo - decidono di scappare. Escono da una delle porte di sicurezza e scappano a piedi. Uno dei giovanissimi malviventi si volta, impugna la pistola: è forse uno dei momenti più concitati e terribili. Un carabiniere spara in aria, si sentono quattro colpi in rapida successione. Sulla vetrata della banca c’è - evidente - un foro di proiettile. I banditi sono più veloci, imboccano il porticato a fianco alla sede dell’Inps, e uno di loro finisce contro un ragazzo che sale.

«Me lo sono trovato addosso – ha raccontato – mi ha spinto e buttato su un lato. Ho visto che aveva la pistola, solo dopo ho capito che erano i rapinatori in fuga». Corrono verso l’uscita del paese i banditi, passano davanti alla sede del Soccorso sardo: «Ci siamo affacciati – ha detto uno dei volontari dell’associazione – i banditi erano appena passati, è arrivata un’auto dei carabinieri a forte velocità». Più giù, la corsa dei rapinatori prosegue davanti al Banco di Sardegna: qui vengono ripresi dalle telecamere esterne, si infilano in campagna e fanno perdere le tracce.

Scatta l’allarme su tutto il territorio, via Vittorio Emanuele viene chiusa al traffico per ore, cominciano i rilievi degli investigatori, vengono sentiti i testimoni. Arriva la conferma che i banditi sono scappati a mani vuote, non sono riusciti a prendere niente.

I primi racconti dei testimoni confermano che i rapinatori erano giovanissimi, nervosi. C’è anche l’indicazione che all’esterno c’erano almeno altre due persone che sono state segnalate come possibili componenti di un commando che sicuramente aveva le auto pronte per la fuga parcheggiate a breve distanza.

Il rischio è stato elevato, e forse non si contano feriti e residenti coinvolti solo perché a quell’ora per strada non c’era quasi nessuno e le attività presenti attorno alla filiale di Banca Intesa erano chiuse. Non c’era nessuno nella pizzeria, serranda abbassata anche nel negozio di abbigliamento «Linus» che è a pochi metri. Pausa pomeridiana negli uffici Unipol Sai e a quelli della Siae. Anzi uno dei commercianti era proprio all’interno della banca, in fila per eseguire una operazione: «Sono entrati, erano armati hanno minacciato tutti, volevano i soldi della cassaforte. Poi ci hanno legato con le fascette di plastica».

La tensione è salita quando la direttrice ha spiegato che la cassaforte temporizzata non poteva essere aperta, che la prossima apertura era programmata per

martedì. In quel momento si è temuto il peggio. Uno dei rapinatori ha alzato la voce, ha puntato di nuovo la pistola. Poi l’arrivo dei carabinieri, la fuga e la sparatoria. Decine di persone con il fiato sospeso. E la caccia ai banditi in corso in mezza Sardegna.

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