Il volo della libertà: l’ex deportato festeggia due volte

Il 95esimo compleanno e i 70 anni dall’uscita dal lager Modesto Melis se la cava benissimo, applausi e commozione

CAGLIARI. Ha nuotato nell'aria a novantacinque anni. Un volo simbolico di libertà, un valore che si apprezza di più quando si è stati per quasi un anno rinchiusi in un lager nazista. Quando ha toccato terra dopo il lancio con il paracadute per lui è scattato un lungo applauso. Perché quello non era un salto qualsiasi: era il regalo di compleanno, il 95esimo, per Modesto Melis.

Si è guardato intorno come uno che ha fatto la cosa più normale del mondo: si era lanciato undici volte ai tempi della guerra, la seconda guerra mondiale. Ma evidentemente volare con il paracadute è un po' come andare in bicicletta: non si dimentica. E anche a distanza di settanta anni uno se la può cavare alla grande. Tutti gli hanno chiesto: come sta? E lui: «Benissimo, sono pronto a rifarlo anche domani». E gli hanno creduto tutti. Qualcuno gli ha detto: «Sabato ne facciamo un altro». E lui ha risposto al volo. Battuta pronta, come dire: e che problema c'è? Poi è cominciata la festa di compleanno. E tutti a cantare: tanti auguri a te. Un'altra sfida vinta.

L'anno scorso aveva scelto di tornare nel campo di concentramento, a Mauthausen, che durante la Seconda guerra mondiale lo aveva quasi annientato e lo stava per uccidere. Ieri alla faccia dei nazisti, per il suo 95esimo compleanno, si è regalato un volo nel cielo azzurro di Serdiana. Tranquillo, non ha tradito la minima emozione né quando è salito a bordo dell'aereo che l'ha portato in cielo. Né quando è sceso. L'ultimo lancio lo aveva fatto nel 1941, quando aveva 21 anni. Negli occhi Modesto Melis ieri aveva lo stesso coraggio di allora. Ha indossato la tuta gialla, ha inforcato gli occhialoni. E poi via verso una nuova avventura. Quindi la discesa, insieme all'istruttore. E l'atterraggio morbido. Infine l'abbraccio degli amici, dei parenti e delle autorità che non hanno voluto mancare l'appuntamento con l'ex soldato che vola e che non ha paura di niente e nessuno. Perché la sua vita non è stata una passeggiata.

Nato a Gairo nel 1920, Modesto Melis si è poi trasferito a Carbonia: ha visto nascere la cittadina sulcitana. Quindi la chiamata della patria. Con un breve periodo in fanteria. Seguito dal trasferimento tra i paracadutisti: risalgono a quel periodo gli undici lanci, prima del dodicesimo di ieri. Dai voli al lager. Con la paura, ogni giorno, di sparire nel nulla, come tanti in quel periodo. Una routine di lavoro sfiancante, privazioni, fame. Il lager di Modesto, che allora aveva appena 24 anni, si chiamava Gusen, a quattro chilometri dalla sede centrale di Mauthausen. Prigioniero

82.241: soltanto un numero. Infine la liberazione, il 5 maggio 1945: Melis era entrato a Gusen un anno prima, nell'agosto del 1944. Una storia che l'ex soldato ha raccontato tante volte nelle scuole. E che è diventata anche un libro. Da arricchire con quello che è successo ieri, il nuovo volo.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller