banda mesina, il processo

Altea attacca i magistrati «Contro di me un complotto»

CAGLIARI. «Quello che è stato montato su di me non è un processo, ma un complotto della magistratura cagliaritana»: parole di Corrado Altea, l’avvocato originario di Arbus finito in carcere con l’accu...

CAGLIARI. «Quello che è stato montato su di me non è un processo, ma un complotto della magistratura cagliaritana»: parole di Corrado Altea, l’avvocato originario di Arbus finito in carcere con l’accusa di aver lavorato per l’organizzazione criminale che faceva capo a Graziano Mesina, prestandosi a fare il corriere della droga e l’esattore per conto della banda.

Alla seconda udienza del suo esame, quasi un monologo interrotto a tratti dalle domande del difensore Federico Delitala, il legale – ancor’oggi detenuto – ha attaccato duramente il tribunale: «Lei presidente – ha detto Altea, rivolgendosi al giudice Massimo Poddighe – sta mostrando tutta la sua debolezza, qui stanno venendo fuori vecchie storie...». Incassata la totale indifferenza dei magistrati, Altea è andato avanti nella sua autoarringa ripercorrendo la complessa articolazione di rapporti tra lui e l’ormai ex amico Gigino Milia, che l’ha ascoltato in silenzio: ha parlato di debiti, una montagna di debiti con lo stesso Milia e con l’altro coimputato Guido Brignone (40mila euro) cui avrebbe fatto fronte vendendo gli immobili ereditati ad Arbus. Per arrivare a una conclusione: «Signori giudici, se avessi davvero fatto parte di un’organizzazione di trafficanti come si vorrebbe far credere, sarebbe stato necessario vendere le proprietà di famiglia per raddrizzare la mia situazione finanziaria? Se fossi stato un trafficante di droga i soldi non mi sarebbero certo mancati. Avrò contratto debiti, magari anche in maniera sciagurata, ma li ho saldati usando denaro pulito». Perdendo a tratti la calma, Altea è passato successivamente all’analisi dei capi d’imputazione, dove il suo nome compare al fianco di Mesina e degli altri presunti capifila di un traffico di droga a livello nazionale e internazionale: «Mi vengono addebitati rapporti con Mesina che risalgono al 2 dicembre 2008 – ha detto Altea, sollecitato dal difensore – ma la verità è che ho conosciuto Graziano Mesina soltanto nella primavera del 2009». A suscitare il sarcasmo del legale di Arbus è però il contenuto delle accuse: «Si tratta di capi d’imputazione generici – ha insistito – che mi sono stati notificati quando ero già in carcere senza che risulti alcuna indicazione concreta, quali sarebbero le attività illegali svolte da me in quegli anni. Perché io possa difendermi è indispensabile dirmi esattamente quali sarebbero i fatti addebitati, altrimenti qui si fa soltanto terrorismo processuale». Riferimenti essenziali dell’accusa – sostenuta dal pm della Dda Gilberto Ganassi – sono le due agende sequestrate a casa di Altea, dove risultano date, appuntamenti, viaggi di lavoro e soprattutto rapporti diretti con alcuni dei protagonisti del traffico di droga, che per Altea non erano altro che clienti e conoscenti: «Se le accuse sono fondate sulle agende allora vediamo di esaminarle a fondo, datemi la possibilità di spiegare». Possibilità che l’avvocato

finito in carcere avrà molto presto: il 21 aprile sarà il pm Ganassi a controesaminarlo, portando sullo scenario dell’udienza pubblica ogni aspetto dell’impianto accusatorio. Facile prevedere scintille, perché Altea è apparso determinatissimo ad allontanare da sé ogni ombra. (m.l)

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