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La ricostruzione impossibile del ponte abbandonato dal 1973

Servono 100mila euro soltanto per abbattere il rudere E una piccola frazione gallurese è irrimediabilmente isolata

OLBIA. «No, il ciclone Cleopatra del 18 novembre 2013, almeno in questo caso, non c’entra. Quel ponte è così, distrutto, fin dai tempi di Cleopatra, sì, ma la regina d’Egitto». Ossia dal 69 avanti Cristo, più o meno.

Una forzatura, un’ironia amara, quella di Eraclio Sanna. Ma efficace per raccontare, usando una mail inviata a segnalazioni@lanuovasardegna.it, lo stato in cui versa il ponte sul fiume San Giovanni, tra Olbia e Arzachena.

Una struttura distrutta dal gennaio del 1973, quando in Gallura si abbattè un violento nubifragio. Un ponte in cui non è possibile transitare né in auto né a piedi e che – a parte un piccolo passaggio laterale in cemento, inutilizzabile quando il fiume aumenta la sua portata – isola un’intera frazione, San Giovanni, dal resto della Gallura.

«Questo vuol dire che i residenti, per uscire dalle loro case, debbono a volte percorrere 20, 25 chilometri in più di quanto dovrebbero fare se quel ponte fosse rifatto» spiega ancora Sanna.

Da quarantadue anni così (42 anni, meglio ribadirlo), quel ponte è, paradossalmente, un monumento. All’impotenza delle pubbliche amministrazioni, sempre a corto di soldi per le opere pubbliche, impossibilitate a far diventare quella struttura, per i pochi abitanti della frazione (in realtà, sono molte case sparse), una priorità.

Per un beffardo gioco del destino, proprio l’alluvione assassina del 2013, che ha fatto emergere la presenza di olii inquinanti nel fiume che sfocia nel golfo di Cannigione, avrebbe potuto porre fine allo scempio, visibile a chi percorre la statale tra Olbia e Arzachena.

Il Comune di Olbia, nei giorni successivi al ciclone Cleopatra, chiese il via libera alla Provincia per la demolizione del ponte. La Provincia di Olbia (anche se l’opera è in carico a quella di Sassari) diede il disco verde, anche se non subito. E allora il Comune chiese al Genio civile una mano per abbattere quel rudere.

«Ma la risposta dell’esercito non ci diede la possibilità di agire – spiega Massimo Bacciu, assessore comunale ai Lavori pubblici –. Perché abbattere quel ponte, non pericoloso per l’incolumità pubblica, non era ritenuta un’operazione d’emergenza. Infatti l’esercito ci chiese 100mila euro. Fu per il Comune (ed è ancora) impossibile trovare quelle risorse. Speriamo che le finanze possano migliorare».

Niente da fare, dunque. Anche la Provincia di Olbia è nelle stesse pessime condizioni. «La cifra è quella lì, 100mila euro, e non ce l’abbiamo a disposizione nel bilancio» conferma Giovanni Carta, commissario dell’ente soppresso.

Morale: quel ponte resterà in quelle condizioni per chissà quanto tempo. Fa quasi parte del paesaggio,

ormai. Come fosse un reperto archeologico da mettere in mostra.

Peccato che per i residenti di San Giovanni sia una maledizione. Un ostacolo che fa perdere molto tempo e per la cui rimozione lottano ormai da decenni. Sperando che prima o poi arrivi la svolta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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