federalismo

Canton Marittimo, i “delegati” sardi accolti in Svizzera

Curiosità per il gruppo isolano che vorrebbe l’annessione. Caruso e Napoleone al Gran Consiglio del Vaud e a Losanna

CAGLIARI. Un’accoglienza trionfale, come fossero delegati di uno Stato. Con l’invito ad andare avanti sul progetto di una Sardegna che si distacca dall’Italia malata di corruzione ed egoismo politico per diventare il 27° cantone della Svizzera, un’isola autonoma davvero, libera e organizzata, con servizi che funzionano e un’economia che galoppa. Andrea Caruso ed Enrico Napoleone, i due professionisti cagliaritani che poco più di un anno fa, spinti da una miscela di indignazione e goliardia politica, hanno lanciato sui social network l’idea dell’isola Cantone Marittimo, sono rientrati dalla tre giorni in Svizzera ancora increduli: «Il giornalista della tv Svizzera che ci accompagnava - racconta Caruso - ci ha detto che quanto stava accadendo era difficile da credere».

Eppure è accaduto: «Sapevamo di essere invitati a osservare i lavori del Gran Consiglio, il parlamento del Canton Vaud, un vero e proprio stato indipendente come tutti i cantoni svizzeri, con i suoi organi di governo, la sua capitale Losanna e la sua importanza in seno alla Confederazione come terzo cantone per numero di abitanti. Ma quando i lavori del parlamento si sono interrotti perché il presidente Jacques Nicolet ci ha presentato al microfono come delegazione sarda di un progetto indipendentista che ha la Svizzera come modello e l'intera camera dei deputati ci ha salutati con un applauso, siamo rimasti basiti e non sapevamo bene cosa fare».

Se la solo cavata con un sobrio cenno di saluto, ma non era finita: «Il decano dei deputati Jacques Perrin ci ha cordialmente invitati a seguirlo - racconta Caruso - e dopo averci accompagnato a visitare il cantiere della futura sede del parlamento, in corso di ristrutturazione, ci ha spiegato che saremmo stati ricevuti nel caveau delle visite ufficiali dal presidente Nicolet e dal segretario di stato Igor Santucci per un rinfresco e uno scambio di vedute e informazioni».

Ed è qui, in una delle più alte sedi istituzionali, che Caruso e Napoleone hanno potuto approfondire le prospettive del progetto partendo da una certezza: le massime autorità del Canton Vaud trovano credibilità nel progetto, hanno mostrato di considerare l’idea-provocazione arrivata dalla Sardegna tutt’altro che campata per aria. «Il presidente ci ha detto che per lui il nostro è un progetto folle ma non insensato - racconta Caruso - perché alla base c’è un senso pratico che lo rende realizzabile, almeno per la parte che vorrebbe applicare il sistema svizzero a una Sardegna indipendente. Al punto che il deputato nonché sindaco di Avenches, Daniel Trolliet si è dichiarato disponibile («anche a proprie spese») a venire nell’isola per illustrare ai sardi e ai loro amministratori («come relatore, non come insegnante») il sistema svizzero. Per esempio per riferire che in Svizzera i deputati ricevono per la loro attività istituzionale di duemila euro al mese, comprese le spese: «Una cifra risibile - osserva Caruso - se raffrontata ai compensi faraonici dei nostri amministratori».

I sardi potrebbero poi scoprire com’è che in un paese democratico e lontanissimo dai centralismi italiani i cantoni possono scegliere liberamente, in condizioni di reale autonomia, la propria politica economica e sociale guardando soltanto agli interessi dei cittadini e non delle lobby. Perché se la Svizzera non è il paradiso («qualche piccolo disservizio l’abbiamo trovato anche lassù» ha raccontato Caruso nella sua pagina Facebook) oltre le alpi il vocabolo rassegnazione non entra nell’uso comune. Una cosa è certa: l’incontro tra i due fondatori dell’associazione Canton Marittimo - che ha migliaia di iscritti sui social network, ma riceve anche critiche e attacchi lividi di rabbia - sarà registrato negli archivi di stato del Vaud insieme ad altri incontri politici. Mentre nella mente dei «delegati» sardi resterà un insegnamento semplice ma significativo per chi è abituato alle

cose italiane: «Quando nella bellissima cittadina di Avenches, nel rinfresco di accoglienza, ho proposto di brindare al sindaco e deputato Daniel Trolliet - riferisce Caruso, ancora imbarazzato - lui mi ha corretto con un sorriso... non un brindisi al sindaco, ha detto, ma alla collettività».

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