Cagliari, la burocrazia cambia idea e sette medici perdono il posto

L’assessorato alla Sanità improvvisamente contesta le specializzazioni dei sanitari dirigenti di centri Aias

CAGLIARI. Sette medici che dirigevano dieci centri Aias per un totale di quasi mille pazienti, due giorni fa hanno perso il lavoro per una questione grammaticale. È la sintesi estrema di una vicenda scoppiata all’improvviso con una lettera dell’ufficio accreditamento dell’assessorato regionale alla Sanità dove si contestava il fatto che a capo di dieci centri Aias ci fossero medici legali o del lavoro e non medici igienisti o fisiatri. Le prime tre discipline appartengono alla cosiddetta area pubblica e tutte le norme che entrano nel merito di scelte delle “figure apicali” per strutture come l’Aias usano l’avverbio preferibilmente, a proposito della preferenza da accordare alla specializzazione del medico chiamato a dirigere un centro Aias. Usano inoltre la forma “possono”, e non “devono”, quando si parla delle stesse discipline per la stessa questione. In parole povere: il direttore di un centro Aias, o come l’Aias, può essere anche un medico legale o del lavoro, anche se si preferirebbe che fosse un igienista o un fisiatra. L’Aias in passato aveva cercato queste figure mediche, ma scarseggiavano allora come oggi e quindi, come legge autorizzava a fare, aveva chiamato i sette professionisti per arruolarli con un contratto annuale rinnovabile.

Invece, il 6 maggio 2015, i direttori sanitari di Sestu, Perdadefogu, Serramanna, Capoterra, Tertenia, Ales, Sardara, Domusnovas e San Vito hanno ricevuto una lettera dai toni pieni di rammarico in cui si annunciava l’interruzione

del contratto. L’Aias non è stata messa in condizione di scegliere: o mandava via i sette medici o avrebbe perso l’accreditamento con la Regione. Adesso c’è un nuovo rischio, per l’Aias: quello di non riuscire a sostituirli e di non avere l’obbligatoria, questa sì, figura direttiva.

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