Teulada, rete segreta per rilevare la radioattività

In funzione dal 1961 è stata scoperta due mesi fa. I dati raccolti dal Viminale sono riservati per motivi di «sicurezza nazionale»

TEULADA. Esiste una rete segreta che, dal 1961, monitora i livelli di radioattività attraverso una rete di 1.237 stazioni di rilevamento. Tutte le informazioni sono raccolte in tempo reale e trasmesse a un ufficio del ministero dell'Interno, dove restano protette da un muro impenetrabile di riservatezza. Esiste perciò un archivio al Viminale che può raccontare, giorno per giorno, la storia di tutte le contaminazioni avvenute nel nostro paese negli ultimi 54 anni. Questa rete, autonoma rispetto al sistema di controllo ambientale, si chiama Ramon e il Viminale la protegge, sostenendo che la divulgazione dei dati potrebbe «creare pregiudizio alle relazioni internazionali, all'ordine e alla sicurezza pubblica e alla difesa nazionale». Insomma, anche se non classificato come tale, un vero e proprio segreto di Stato.

L'esistenza di questa rete è stata denunciata in un'inchiesta del giornale “Il Fatto Quotidiano” che, cercando di capirne le funzioni, si è visto sbattere la porta in faccia dal Viminale che, in estrema sintesi, ha risposto che i dati sono segreti. A svelare questo ennesino mistero italiano, è stata due mesi fa una segnalazione anonima al blog di giornalismo investigativo “Toxicleaks”. Ecco il testo della “soffiata”: «Qualche anno fa, mentre si effettuavano degli scavi nei pressi del mai avviato mattatoio di Teulada, all’incrocio con la strada provinciale 70, è stato accidentalmente tranciato un cavo telefonico, che risultò collegato a un rilevatore di radioattività posizionato nei pressi del fiume e di una falda acquifera e attivo dagli anni 60/70».

Segnalazione molto precisa, accompagnata dalle coordinate Gps. E proprio lì, vicino alla rete di recinzione del poligono di Teulada, ecco la centralina della rete Ramon. Impossibile non collegare la sua presenza all’area militare e alle sue attività. È bene ricordare che, sull’ipotesi di disastro ambientale, la procura di Cagliari ha aperto un’inchiesta che, sulla base di uno studio commissionato dalla magistratura, avrebbe rilevato una presenza di Torio 232 superiore da dieci a venti volte rispetto a quelle presenti normalmente nell'ambiente naturale. Una situazione critica che potrebbe essere legata all’uso dei missili anticarro francesi Milan, utilizzati per anni nell’area del poligono.

Il Comune di Teulada ha tentato di avere risposte sulla rete Ramon, ma le sue domande si sono infrante sulla posizione intransigente del Viminale: notizie top secret. Sembra che la rete segreta di rilevamento della radioattività sia nata negli anni della Guerra fredda proprio per controllare i livelli di eventuali contaminazioni in caso di attacco nucleare.

Al di là del fatto che il potere di secretazione è fissato in modo molto preciso dalla legge, la rete riservata rappresenta un fatto di enorme rilievo politico e morale: davanti alla paura di contaminazioni radioattive all’interno delle aree militari e alla richiesta di chiarezza, una struttura dello Stato aveva le risposte. Ma le ha tenute chiuse in una cassaforte. È una ferita profonda nel patto di lealtà istituzionale con i cittadini, ma potrebbe avere anche un rilievo giuridico importante perché significherebbe che il ministero dell’Interno ha taciuto alla magistratura, non ha fornito risposte in nome di una secretazione la cui legittimità è tutta da dimostrare.

Il senatore del M5s Roberto Cotti è partito subito all’attacco, presentando un’interrogazione parlamentare con la quale chiede che venga fatta subito chiarezza. «La notizia di un sostanziale e non meglio qualificato segreto di Stato sui dati raccolti dalle centraline di Teulada - ha detto - è molto grave. Sempre che non si voglia nascondere qualcosa di molto preoccupante per la salute delle popolazione e l'integrità dell'ambiente, non capisco quali ragioni di riservatezza possano essere decretate dal Viminale, tanto meno cosa abbia a che fare la vicenda rispetto al fantomatico e possibile pregiudizio di relazioni internazionali».

«Auspico l'interessamento del pubblico ministero Emanuele Secci - ha continuato -, con un approfondimento dell'inchiesta già aperta sull'inquinamento del basso Sulcis, occorre subito chiarire la questione: prima di tutto la difesa delle popolazioni e del

territorio sardo, poi le ragioni di Stato. Ho chiesto al ministro della Difesa di riferire subito in Commissione se corrisponda al vero che i dati raccolti dalla rete Ramon siano secretati e, in caso affermativo, quali siano i motivi e quando e da chi sia stato assunto tale provvedimento».

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