Scorie sulla pista: chieste due condanne

Materiali pericolosi usati per rifare l’area di atterraggio a Elmas, prescritte le posizioni di 15 imputati

CAGLIARI. Quasi 18 mila metri cubi di polveri d’asfalto ricavate dal sottofondo del bordopista dell'aeroporto di Elmas durante i lavori di rifacimento della pista, tubazioni d’amianto recuperate nell’area dell’aerostazione e sotterrate altrove per risparmiare i costi di smaltimento, miscele pericolose asportate dai cantieri della statale 131 e dalla 130 stoccate al di fuori dalle norme: il pm Giangiacomo Pilia ha chiesto ieri al tribunale presieduto da Massimo Poddighe la condanna di due dei diciassette imputati nel caso Sarcobit, l’azienda che vinse l’appalto da 25 milioni per la nuova pista d’atterraggio. L'accusa ribadita da Pilia nella sua requisitoria è di discarica abusiva di rifiuti speciali e di violazione delle norme che regolano lo smaltimento.

Prescritti tutti i reati contravvenzionali, che riguardavano soprattutto il trasporto illegale dei rifiuti speciali, la Procura ha sollecitato due anni di reclusione per l’amministratore unico della Sarcobit Italo Melis (66 anni) difeso da Sebastiano Ghigino e Giuseppe Bonanno, e un anno e mezzo per il direttore tecnico della Elmas Scarl - costituita tra Sarcobit e Pavimental - Marcello Vacca (49 anni) di Cagliari, difeso da Gianfranco Sollai. Gli altri quindici imputati sono in parte dipendenti delle società coinvolte nei lavori e rappresentanti legali delle ditte che hanno lavorato al trasporto del materiale a base di asfalto: tutte le loro posizioni sono risultate prescritte. Si tratta di Antonello Pusceddu (49 anni) di Cagliari, Riccardo Pusceddu (80) di Arbus, Efisio Nioi (56) di Assemini, Maurizio Zanda (47) di Assemini, Panfilo Scalas (78) di Assemini, Bruno Curreli (43) di Sestu, Emilio Pisano (57) di Decimomannu, Emilio Marongiu (72) di Decimomannu, Alberto Agnesa (57) di Monserrato, Stefano Lilliu (44) di Cagliari, Efisio Picci (71) di Capoterra, Luciano Caria (64) di Guamaggiore, Massimo Pistoia (53) di Cagliari, Luca Cabula (45) di Villaspeciosa e Luciano Pintus (50) di Monastir.

Elmas e Capoterra sono i comuni al centro dell'inchiesta, che riguarda gli anni fra il 2008 e il 2009. L'appalto da 25 milioni era stato vinto dalla Sarcobit, società di Monserrato fallita, al centro di una durissima controversia tra l'amministratore Marcello Vacca e l'ex socio Italo Melis. Ma a lavorare sulla pista di Elmas era stata un'associazione temporanea di imprese tra Sarcobit e Pavimental Spa, la Elmas Scarl, braccio operativo dell'ati. L'inchiesta della Procura, affidata alla Guardia di Finanza, ha viaggiato su due filoni: la contesa societaria tra Vacca e Melis e l'altro, nato da un accertamento dei carabinieri del Noe sulla possibile presenza di rifiuti speciali sotto il pavimento del bordopista. Costruire ponti e strade riciclando i materiali di scarto è consentito in una quota che non dovrebbe superare un terzo del totale. Ma alcuni testimoni hanno parlato di amianto prodotto dallo smantellamento di vecchi edifici e soprattutto di grosse tubazioni che occupavano l’area dello scalo di Elmas. In seguito alcuni dipendenti hanno confermato che la pista di Elmas è stata realizzata in gran parte proprio con quegli scarti e i test eseguiti dal consulente della Procura Cristina

Onnis hanno successivamente fornito il riscontro tecnico che mancava. I carabinieri trovarono poi parte dei materiali ricavati nel corso dei lavori a Marzolai, un’area vicino a Capoterra di proprietà della Sarcobit, che per l’accusa li aveva stoccati fuori dalla legge. (m.l)

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community