Ebola a Sassari: troppe falle nel sistema, si è rischiata la contaminazione

La denuncia del sindacato: il laboratorio di analisi non era attrezzato per gestire i campioni del virus. Il sangue infetto è stato trattato alla stregua del plasma normale e da tecnici ignari dei rischi

SASSARI. Più passano i giorni e più dal pentolone scoperchiato dell’Ebola sassarese emergono particolari inquietanti. Anche la Federazione Sindacati Indipendenti punta il dito sulla «pessima e superficiale gestione» di un’emergenza sanitaria che la città non aveva prima d’ora affrontato e forse non pensava nemmeno di affrontare.

«Il pomeriggio dell’11 maggio e la mattina del 12 maggio – spiega il segretario territoriale della Fsi Mariangela Campus – sono pervenuti al laboratorio di via Monte Grappa dei campioni di sangue del paziente affetto da Ebola. Di questo sono stati informati i dirigenti i quali a loro volta non hanno informato nè la posizione organizzativa e neppure i tecnici di laboratorio».

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È un cortocircuito di comunicazione che ha innescato una serie di criticità. La prima: «Non c’era alcuna possibilità di lavorare i campioni perché mancano i kit di trasporto chiuso previsti nelle linee guida del Ministero della Salute». La seconda: «È stata contaminata la centrifuga del macchinario di analisi, con rallentamento di tutte le attività». E ancora: «Contaminazione del settore d’urgenza e di ematologia dove c’è l’afflusso di pazienti in terapia anticoagulante». Quarto problema: «Non erano presenti i dispositivi di protezione individuali, non esiste un protocollo da utilizzare in caso di Ebola». E siamo alla quinta criticità: «Ebola rientra nel quarto livello di rischio biologico e pertanto deve essere processato in un laboratorio TlsB4, cioè con un grado di contenimento dei patogeni adeguato. Il laboratorio di analisi invece si presume sia di livello 2, dal momento che non vengono processati neppure i campioni di virus Bk che rientrano nel livello 3».

Il protocollo di sicurezza nasce dunque all’origine: il campione di sangue potenzialmente infetto non sarebbe mai dovuto uscire dal reparto di Malattie Infettive per andare poi al palazzo Rosa in un laboratorio di Analisi non attrezzato. Anche perché Malattie Infettive ha un proprio laboratorio e sarebbe stato in grado di svolgere un emocromo in sicurezza. Ma purtroppo il personale alle 14 smonta, e piuttosto che richiamarlo in servizio, o aspettare la mattina successiva, è scattato in automatico il trasferimento del campione nell’altro laboratorio. Risultato: il sangue infetto è stato trattato alla stregua del plasma normale, e da tecnici ignari dei rischi. «Il personale ora è terrorizzato – prosegue Mariangela Campus – perché non si sente tutelato sul luogo di lavoro. Chiediamo all’azienda di valutare i rischi a cui sono stati esposti gli operatori sanitari che hanno manipolato o trasportato le provette».

E infine un ultimo episodio che, se confermato, avrebbe del grottesco. L’Asl di Sassari non possiede una barella ad alto contenimento virale idonea a trasportare un paziente affetto da Ebola. E infatti la barella è stata gentilmente prestata dall’ospedale Spallanzani di Roma. L’infermiere malato doveva essere caricato e “blindato” dentro la moderna attrezzatura per poi essere trasferito a Roma. Peccato che la barella sia molto ingombrante e non entri nella porta della stanza a contenimento 4 allestita dalla Aou, dove era ricoverato il paziente. Soluzione: l’infermiere è uscito a piedi dalla stanza e poi caricato sulla super barella.

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