Miccio: l’infermiere malato? Solido e sereno

La responsabile di Emergency: «Siamo stati mesi insieme in prima linea. È un vero professionista»

SASSARI. Continua la battaglia nella sua stanzetta-bunker allo Spallanzani per l’infermiere sassarese affetto dal virus Ebola. Le sue condizioni cliniche sono sostanzialmente stazionarie, e il 37enne, ricoverato dalla mattina di mercoledì, è vigile e cammina da solo. Per lui continua il trattamento antivirale, la nutrizione parenterale, e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa. Nel pomeriggio di ieri è stata somministrata la seconda dose del secondo farmaco sperimentale usato in questi giorni.

E, mentre si attende fiduciosi che passi il “picco” della malattia, a raccontare qualche particolare in più sull’ operatore, che normalmente lavora al 118 di Sarroch ma aveva preso qualche mese di aspettativa dopo essere stato selezionato come infermiere da Emergency, arriva Rossella Miccio, coordinatrice dell'Ufficio umanitario della Ong, che con il 37enne ha lavorato in Sierra Leone, e che ha sentito lui e i suoi familiari fino al giorno prima del ricovero.

«È una persona solida e molto preparata. Con lui abbiamo vissuto le fasi più difficili e più gratificanti della nostra attività in Sierra Leone. I primi casi assistiti nel centro di Lakka e poi la realizzazione e l’apertura del centro di cura per i malati di Ebola di Goderich. Proprio in quest'ultimo centro ha operato principalmente il 37enne sardo, alla sua prima missione come operatore qualificato di Emergency», racconta Miccio in una lunga intervista su sanitàinformazione.

«Nei mesi in cui abbiamo lavorato insieme – sottolinea la coordinatrice di Emergency – si è creato un rapporto forte e bello. E spero che, in questo momento, sapere che siamo tutti qui, vicini a lui, gli dia una marcia in più per superare questa terribile malattia». Rapporto proseguito fino al giorno del ricovero: «Certo, sempre via telefono ovviamente – sottolinea Rossella Miccio – . L’abbiamo sentito quando è rientrato, ci ha immediatamente contattato quando ha sviluppato i primi sintomi, e l’ho sentito fino a poco prima del trasferimento. Era relativamente sereno, considerando la situazione. Fortunatamente è una persona solida».

Vicinanza che l’Ong ha esteso ancheai familiari: «Abbiamo parlato con loro – racconta –. Certamente non sono tranquilli, ma la fiducia nella struttura che lo ospita è grande, come è stato nel caso di Fabrizio Pulvirenti, che è fortunatamente guarito e che ha fornito un precedente importante per compiere passi avanti nel trattamento dell’Ebola».

Sulle paure legate a un eventuale contagio poi e sul rischio che essendo stato in contatto con altre persone possa aver diffuso il virus: «Non credo, perché la malattia diventa contagiosa nel momento in cui si sviluppano i sintomi. Non appena si è reso conto di avere la febbre, si è autoisolato e ha contattato le autorità. Per cui è vero che nei due giorni precedenti aveva condiviso alcuni momenti coi familiari, ma non aveva sviluppato i sintomi, per cui non era contagioso. Teniamo comunque le dita incrociate anche per la famiglia, con cui siamo vicinissimi».

Da capire rimane come l’esperto infermiere si possa essere ammalato: «Che qualcosa non abbia funzionato è evidente. Le procedure vengono riviste

da noi costantemente, tuttavia l’errore umano o il problema tecnico possono capitare. Ad oggi non risulta esserci stata alcuna esposizione non protetta di cui lui e i suoi colleghi fossero consapevoli, per cui stiamo ancora cercando di capire cosa sia successo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro