calciopoli 2012

«Da condannato dico: prudenza»

Stefano Guberti, fermo da 3 anni: «Le intercettazioni sorprendono»

SASSARI. «L’esperienza mi insegna che un giudizio si può iniziare a dare solo dopo che il polverone ha iniziato a diradarsi. Prima si rischia soltanto di fare confusione». Stefano Guberti, 30 anni, non mette piede in campo dal 2012. I migliori anni della sua carriera, che l’aveva portato dall’Interregionale alla serie A, sono stati cancellati da Calciopoli. «Nel mio filone di indagini sono l’unico che ha pagato e che sta pagando», dice l’esterno di Villamassargia, che si è sempre proclamato innocente e ora attende uno sconto di pena.

«Ho letto un po’ delle notizie che sono venute fuori questi giorni a proposito della Legapro – dice l’ex giocatore di Torres, Bari, Torino, Sampdoria e Roma –. Non ho visto tutto in maniera approfondita e la prudenza in questi casi è d’obbligo. Il fatto è che, rispetto ai casi precedenti, mi pare di capire che ci sono moltissime intercettazioni in più, e questo significa che l’inchiesta è più articolata e che certamente le indagini sono partite da parecchio tempo. Nel mio caso, ho pagato per le dichiarazioni di un pentito il quale, con la mia parola contro la sua, mi ha attribuito fatti mai dimostrati per godere di un vantaggio personale come uno sconto di pena. Infatti oggi è regolarmente in campo».

Stavolta alcune intercettazioni sembrano abbastanza chiare e poco interpretabili. «Mi sorprende che certa gente parli al telefono con tanta libertà – sottolinea Guberti – ma le indagini servono anche per capire meglio se si tratta di fatti reali o meno, perché non bisogna dimenticare che in questo ambiente i millantatori non mancano. Piuttosto, da quanto sembra di intuire, i tempi per la giustizia sportiva sono davvero stretti, perché poi iniziano i campionati. E quindi non vorrei che, come nel mio caso, la fretta di chiudere e di trovare comunque dei colpevoli portasse a condannare le ultime ruote del carro».

In questo caso, rispetto a Calciopoli del 2012, ci sono coinvolti molti dirigenti e meno calciatori. «Io credo che un allenatore e o un dirigente da solo non possa alterare un risultato. In campo vanno comunque i giocatori. La giustizia deve fare il suo corso e spero che chi è innocente riesca a dimostrarlo. Una squalifica di diversi anni – prosegue Guberti – è la morte per un giocatore, è la fine dei suoi sogni, e del suo lavoro. Io non mi vergogno a dire che nella vita so solo giocare a calcio, e trovarsi senza lavoro è dura. Ripeto, nel mio filone dell’inchiesta sono stato l’unico a pagare. Sto ancora aspettando giustizia».

Cosa può portare un giocatore ad alterare il risultato di una partita di serie C o D? «Io credo che le gare delle

serie minori, quelle in cui l’attenzione e il controllo sono inferiori, non vadano quotate. Perché i soldi che girano sono pochi – conclude Stefano Guberti – e magari qualche giocatore si può fare attrarre da situazioni controverse che possono essere molto rischiose. Oltre che molto dannose».

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