L’esperto: a rischio l’80% dei comuni

In Sardegna solo 233 centri su 377, il 62 per cento, hanno un piano di emergenza approvato

SASSARI. Davide Boneddu non si stanca di ripetere le accuse lanciate all’indomani delle alluvioni più devastanti. «In Sardegna l’80% dei Comuni ha almeno una parte di territorio contrassegnata da un elevatissimo rischio idrogeologico», ribadisce. Ma adesso, vista l’esiguità dei fondi disponibili dopo il Ciclone Cleopatra e l’azione svolta per eliminare i danni causati dai nubifragi, mette a fuoco un altro punto che considera fondamentale: «C’è bisogno di più sinergie – dice – Soprattutto tra Comuni, Regione e Ministeri: altrove in Italia per consentire l’avvio e il funzionamento dei cantieri continuano a esserci maggiori ambiti d’interazione da questo punto di vista».

Prassi e pratica. «La mia esperienza mi ha portato a concludere che troppo spesso gli amministratori locali elaborano progetti d’intervento, li propongono al commissario o all’Unità di missione, ma poi molte istanze restano inevase». E cita i casi di Olbia, Uras, Bitti e altri centri del Nuorese, Posada, Torpè, la stessa Torralba e diversi paesi dell’Oristanese a poca distanza.

Timori e tensioni. Preoccupa, poi, la situazione dei Piani di emergenza. «Sono solo 233 su 377, pari al 62%, i Comuni sardi dotati di questi progetti – dichiara Boneddu – Mancano quindi strumenti indispensabili per la prevenzione dei pericoli. E c’è pure di peggio: appena 147 centri sardi hanno un Piano rischio idrogeologico». Da qui l'importanza dell'istituzione degli Uffici geologici di zona.

Provvedimenti. Qualcosa, ricorda ancora Davide Boneddu, la Regione ha già fatto mettendo a disposizione un piccolo fondo per convenzionare i geologi a supporto delle Unioni dei comuni. «Ma bisogna fare di più – aggiunge – Certamente è importante ricostruire una certa strada o un ponte, danneggiato. Tuttavia occorre agire anche per le manutenzioni sul territorio e operare a favore della prevenzione».

Numeri. «In Sardegna ancora oggi un numero impressionante di ponti stradali, 337, in caso di eventi meteorologici intensi potrebbero essere causa di inondazioni –prosegue il presidente regionale dell’Ordine dei geologici – E sono 15 i ponti ferroviari in pericolo, 128 gli edifici costruiti in aree di pertinenza fluviale, 44 le strutture fognarie che presentano problemi. E oltre 30 le opere per la difesa dei suoli non più efficienti o non sottoposte a una

corretta azione di controllo e manutenzione nel tempo».

Esigenze. «Se a tutte queste carenze e disfunzioni si aggiunge che quasi 200 punti di alvei o di fiumi si trovano nelle medesime condizioni, non c’è davvero di che stare tranquilli», ammonisce in conclusione Boneddu. (pgp)

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