L’isola al voto tra bombe e minacce

A Sadali a fuoco l’auto di una candidata alle Comunali: continua l’escalation di attentati ai danni di amministratori

SASSARI. L’avvertimento più gentileha la forma di una croce. Tracciata sul muro all’ingresso del paese, accanto al nome del sindaco ricandidato e di un consigliere comunale. È successo a Desulo pochi giorni fa. Una settimana prima a Nurri era stata recapitata una lettera con un proiettile: destinatario – anche in questo caso – il sindaco uscente e ricandidato. Poi il salto di qualità, per rendere ancora più chiaro il messaggio: bomba in Comune a Quartu e auto in fiamme, la notte scorsa, a Sadali. La Sardegna va alle urne in un clima avvelenato.

Messaggio di fuoco. All’ultima intimidazione, nel piccolo centro del Cagliaritano, qualcuno ha dato inizialmente una interpretazione di tipo razzista. L’auto bruciata, una Ford Galaxi, appartiene a una candidata nell’unica lista, guidata dal sindaco e deputato Pd Romina Mura. Si tratta di una donna marocchina che da circa 15 anni vive a Sadali. Ma Khadija Ait, madre di quattro figli, ben integrata nella comunità, non pare essere vittima di quel tipo di discriminazione. Il movente, anche in questo caso, sembra essere politico. Legato alle elezioni, al rinnovo del consiglio comunale. A Sadali come in altri 166 comuni della Sardegna, alle urne domenica 31 maggio.

Clima avvelenato. Una vigilia elettorale così tesa non si viveva da molto tempo. Nell’isola, titolare della poco nobile maglia nera per il numero di attentati ai danni di amministratori comunali, una escalation simile non si era mai vista. Gli episodi sono chiaramente il segnale di un disagio profondo, delle difficoltà vissute dalle comunità e delle aspettative e recriminazioni legate al rinnovo del consiglio comunale e all’elezione dei sindaci. Solo nelle ultime due settimane, sono state sei le intimidazioni ai danni di amministratori comunali o aspiranti tali: in un solo caso, a Carbonia, non ci saranno le elezioni.

Appello al governo. Il 4 marzo scorso la visita del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Era arrivato nell’isola poco più di un mese dopo rispetto all’attentato ai danni del sindaco di Bultei, Francesco Fois. Il primo cittadino del centro del Goceano era a casa sua insieme alla moglie e a un paio di amici quando una bomba aveva sventrato l’ingresso posteriore dell’abitazione. Chi aveva piazzato l’ordigno aveva messo in conto la possibilità di uccidere. Un fatto gravissimo che aveva spinto il governo nazionale a fare sentire la sua presenza. Il 4 marzo la visita di Alfano si era tradotta nella firma di un “Protocollo per la legalità” sottoscritto dal presidente della Regione, dai prefetti e dall’Anci. Tra le promesse l’istituzione

di un osservatorio permanente sugli atti intimidatori contro i primi cittadini. Ma anche un fondo assicurativo e impegni di collaborazione fra le istituzioni locali e nazionali. In attesa che tutto questo accada, gli amministratori locali continuano a camminare guardandosi alle spalle.

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