La vernaccia di Oristano, il vino più nobile della Sardegna

Un prezioso libro di Enzo Biondo descrive sapori, profumi e la cultura dell’antico vitigno

Un volume imponente, in italiano e in inglese, con bellissime foto e soprattutto con una completezza che lo lo rende prezioso non solo per coloro che si occupano di vino, ma in generale per tutti quelli che si occupano di Sardegna e di culture del Mediterraneo. Stiamo parlando dell'opera che lo scrittore-enologo Enzo Biondo ha appena pubblicato sulla Vernaccia di Oristano.

Diverse sono le Vernacce in Italia: c'è quella di Serrapetrona e quella di San Gimignano. Ma quella di Oristano è diversa, non solo sotto il profilo enologico ma soprattutto per quella che ha sempre rappresentato per i Sardi: un simbolo identitario, un orgoglio da esibire di fronte al mondo. Anche perché, come fa notare, Enzo Biondo, questo è un vino unico in tutto il globo.

E' anche vero che questo vino, negli ultimi decenni è stato uno di quelli più maltrattati e umiliati a causa di falsificazioni con vini ossidati siciliani di infima qualità. La congiuntura economica, poi, ha, in molti casi, dato il colpo di grazia a molte aziende di onesti produttori che da generazioni hanno portato avanti la cultura della Vernaccia con religiosa dedizione. Per fortuna, però, alcune cantine storiche resistono e continuano a regalararci nettari di impagabile valore.

Non ci poteva essere momento migliore, dunque, per l'uscita di una opera così preziosa, come questa di Enzo Biondo. Anche perché oltre che rendere giustizia a un vino che meriterebbe la tutela dell'Unesco (al pari della reggia di Barumini) riesce a dare le coordinate storiche, enologiche, scientifiche per la sua valorizzazione. E l'autore, che è uomo di vasta cultura, oltre di notevole sapienza enologica, riesce a dare all'argomento lo spettro di contributi necessari per conferire al tema la completezza e l'autorevolezza che merita. Enzo Biondo, insomma, non ha scritto un libro su un vino pur molto importante ma sulla cultura che quel vino ha sempre rappresentato.

E già dalle introduzioni ( affidate al professor Antonio Calò, presidente dell'Accademia della Vite e del Vino, e il nutrizionista professor Giorgio Calabrese) si capisce quale sia la cifra scientifica dell'opera. Entrambi i prefatori fanno riferimento alle recenti scoperte archeologiche di Sa Osa che dimostrano come da 3500 anni fa in quella regione dell'Oristanese si coltivassero le uve e si facesse il vino. Guarda caso è la stessa area in cui sono stati fatti i ritrovamenti delle statue di Mont'e Prama, una delle scoperte destinate a far ripensare alla storia non solo della Sardegna ma dell'intero Mediterraneo.

Ecco, la novità del libro di Enzo Biondo è proprio la capacità di collocare la storia del più antico vitigno sardo in questo nuovo contesto culturale.

Ad arricchire il volume l'autore ha chiamato una serie di collaboratori di grande prestigio: dal tecnologo alimentare Michele Bogianchino a Giovanni Calegari di Enotis, dal ricercatore di Agris Gianni Lovicu al geologo Sergio Vacca, da Carla Gaviano al docente di Architettura Gianfranco Capra e gli specialisti di Agris Onofrio Graviano, Donatella Delpiano e Giorgia Damasco.

Il volume è strutturato in diversi capitoli che ne consentono una lettura agile e appassionante: q cominciare dalla storia del Vernaccia: "Il vino dei papi, della giudicessa Eleonora d'Arborea e di Cristoforo Colombo". Biondo ricorda infatti che hanno bevuto questo vino sia i due papi sardi (Ilario, cagliaritano del 416, e il sulcitano Simmaco), e poi Eleonora d'Arborea, una delle figure più importanto nella storia della Sardegna, autrice della Carta De Logu, e perfino Cristoforo Colombo che si vorrebbe sardo, nato a Sanluri nel 1496 (una ipotesi che è circolata negli anni passati e che si fonda su alcune ricerche di studiosi

spagnoli,, scopritore delle Americhe e primo governatore del Nuovo Mondo).

Il volume si arricchisce dei capitoli sulle partcolarità gastronomiche dell’Oristanese e ,’elenco dei produttori di Vernaccia di Oristano. E, ovviamente, un ampio capitolo è dedicato ai Giganti di Mont’e Prama.

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