Mesina: dovevo andare al reality

Per la Dda era capo di una banda. Lui ribatte: ero travolto da impegni mondani

CAGLIARI. Ritorna il Graziano Mesina a due facce: il bandito mai redento che organizza traffici di droga e sequestri di persona e l’altro, il personaggio da rotocalco ricercatissimo dai giornalisti, che parla coi potenti, assiste alla Cavalcata sarda seduto tra le autorità di Sassari e affida agli inviati dei Tg nazionali pareri sull’attualità, vista con gli occhi dell’ex ergastolano. Ieri Mesina è tornato nell’aula del tribunale, a giudizio ordinario con altri quattro con l’accusa di aver capeggiato una banda di trafficanti. Ma quando gli investigatori Molotzu e Vargiu chiamati a riferire sulle indagini hanno parlato di lui, Mesina non ha esitato a raccontarne un’altra, non del tutto inedita: altro che traffici e bande criminali, nel periodo al centro dell’inchiesta condotta dal pm Gilberto Ganassi l’ex bandito era disposto ad andare all'Isola dei Famosi, un impegno di sei mesi che l’avrebbe sottratto a qualsiasi altra attività. Se fosse stato lui il capo di quella banda, è il senso della “rivelazione”, avrebbe potuto mollare il controllo dei traffici per un periodo così lungo?

Non solo: nell’arco di dieci anni Mesina avrebbe svolto numerose attività lecite - per la Procura anche alcune piuttosto dubbie - di intermediazione nella compravendita di immobili in Costa Smeralda, intrattenuto relazioni con politici d’alto bordo tra i quali Francesco Cossiga e altri personaggi notissimi, tutte attività che giustificherebbero il suo elevato tenore di vita.

Stretto fra gli avvocati Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier con cinque agenti di polizia alle spalle, Mesina si è rivolto direttamente al tribunale presieduto da Massimo Poddighe anche per contestare la trascrizione di alcune intercettazioni: Grazianeddu ha voluto chiarire il significato di una parola pronunciata in barbaricino stretto e a suo avviso tradotta male dagli investigatori.

Nel corso dell’udienza l’avvocato Federico Delitala, ha chiesto ai testimoni approfondimenti sui viaggi compiuti da Altea a Milano e in altre città, per incontrare - secondo l’accusa - trafficanti di droga per conto della banda.

Mesina deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e altri gravi reati. Con lui sono imputati nel giudizio ordinario davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale anche il suo presunto socio in affari illegali Gigino Milia di Fluminimaggiore e l'avvocato Corrado Altea, arrestati nel blitz dei carabinieri il 10 giugno 2013 che portò in carcere 25 persone accusate di traffico di droga e vari altri reati. Imputati anche Franco Pinna, Efisio Mura, Enrico Fois - conosciuto come Vinicio - e Luigi Atzori.

Nel processo parallelo, che va avanti secondo il rito abbreviato davanti al gup Cristina Ornano, si è invece conclusa nelle scorse settimane la requisitoria del procuratore

aggiunto Ganassi, con la richiesta di condanne per quasi 150 anni di reclusione nei confronti dei 21 imputati, presunti componenti e fiancheggiatori della banda Mesina. La sentenza potrebbe arrivare prima della pausa giudiziaria estiva. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller