A giugno Riformatori e Sindaci insieme

A Roma il comitato «Fuori l’Anas»

Michele Cossa: «Non possiamo più subire il disinteresse dello Stato»

CAGLIARI. Lo slogan non ha più un solo padrone, da settimane è di tutti: «Fuori l’Anas dalla Sardegna». Dopo centrodestra e centrosinistra, adesso sono i sindaci ad alzare la voce. In 120 e senza distinzione di partito, hanno costituito il comitato «Fuori l’Anas» e a giugno sono pronti a manifestare sotto le finestre dell’odiata Agenzia che gestisce le strade. A promuovere il comitato sono stati i Riformatori, che la scorsa avevano presentato una proposta di legge mai discussa per regionalizzare l’Anas. Qualche giorno fa è stato il centrosinistra a farsi avanti con la mozione firmata anche dai partiti sovranisti e indipendentisti.

Prima di vestire i panni della minoranza che deve prendersela con la Giunta, il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa ha detto: «Poche settimane fa, abbiamo inviato a tutti i sindaci una lettera per aderire al comitato Fuori l’Anas dalla Sardegna. Hanno risposto in 120 di vari partiti e altre adesioni sono arriveranno presto».

Secondo Marino Tronci, sindaco di Segariu, «Non è un problema di casacca, ma della Sardegna: non possiamo essere ancora ostaggio dell’inefficienza dell’Anas». Per Danilo Artizzu, sindaco di Siurgus Donigala, «dobbiamo uscire in fretta da questa strada senza ritorno e gestire noi le strade». Ancora più deciso è stato il consigliere comunale di Turri Vinicio Casu: «Avere un minimo di strutture appena dignitose è una questione di civiltà».

È stato il capogruppo dei Riformatori in Consiglio Regione, Attilio Dedoni, a sollecitare la Giunta a prendere posizione su una vertenza che è diventata di tutta la Sardegna. «Vogliamo capire dal presidente Pigliaru – ha detto Dedoni – cosa vuol fare la Regione. Di certo deve alzare la voce con il Governo, perché è nella rivendicazione delle entrate che dobbiamo trovare i trasferimenti per sostenere il peso della futura Anas sarda».

Per Michele Cossa «dobbiamo prendere esempio di altre due Regioni a Statuto speciale, Friuli e Trentino, che da tempo gestiscono le

loro strade e dallo Stato hanno avuto quello che era necessario». Un primo calcolo su quanto servirebbe è stato fatto: dai 60 agli 80 milioni. «A giugno – ha concluso Dedoni – andremo in tanti a chiedere a Roma anche quei finanziamenti e quel giorno in testa al corteo ci saranno i sindaci»,

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