La Sardegna risponde all’appello: l’affluenza sfiora il 65 per cento

Il dato è in calo rispetto a 5 anni fa ma superiore di 13 punti alle Regionali dell’anno scorso Tra i centri più grandi percentuali alte a Porto Torres e Nuoro. Soltanto il 52% di votanti a Quartu

CAGLIARI. La grande paura è svanita. Il partito dell’astensione è stato sconfitto: il 65 per cento degli elettori chiamati alle urne (466mila) ha risposto presente, anche se nel confronto con il 2010 all’appello mancano ben sette punti, anche se è forte la ripresa rispetto alle elezioni regionali del 2014. Però a tremare dall’alba di oggi in poi potrebbe essere il centrosinistra. A Porto Torres il suo candidato sindaco – Luciano Mura – non ha vinto al primo turno. Nella domenica del ballottaggio, il 14 giugno dovrà vedersela con Christian Sean, nato in Inghilterra, e capolista del Movimento Cinque Stelle. Negli altri tre Comuni sopra i 15mila abitanti, la maggioranza che governa la Regione è andata meglio. A Nuoro l’uscente Alessandro Bianchi dovrebbe essere in vantaggio ma con neanche metà delle schede scrutinate è ancora lontana dalla soglia che gli permetterebbe di essere eletto al primo turno. Proprio a Nuoro e a Porto Torres il centrosinistra potrebbe pagare lo scotto di aver perso lungo strada uno degli 11 alleati alla Regione: La Base, che in entrambi i Comuni aveva un suo candidato, sostenuto anche dal Psd’Az. Sempre sopra i 15mila abitanti, nel Cagliaritano, in nottata era ancora tutta aperta la sfida a Quartu, con Stefano Delunas del Pd è primo nelle proiezioni sugli altri sette candidati sindaci. Proprio a Quartu a essere determinate potrebbe essere la disgregazione che travolto il centrodestra. Non è rimasto più nulla dell’aggregazione che nel 2010 aveva con Mauro Contini di Forza Italia. A Sestu la candidata sindaco del centrosinistra, Annetta Crisponi, pare sia impegnata in un testa con quella del Movimento Cinque Stelle, Maria Fabiola Caria: il ballottaggio è possibile.

I big. Sel ha fatto il pieno con i suoi due consiglieri regionali in campo: il vicepresidente dell’Aula, Eugenio Lai, è stato riconfermato a Escolca, il capogruppo Daniele Cocco ha superato la soglia del 50 per cento (correva da solo) a Bottida. Lo stesso risultato ottenuto dal deputato del Pd Romina Mura a Sadali, anche la percentuale dell’affluenza alle urne è scesa dal 83 per cento al 52,8.

L’affluenza. Attenzione però: se il minimo garantito del 60 per cento è stato superato con il 65 per cento, non c’è da stare allegri. Rispetto a cinque anni fa, mancano all’appello ben sette punti secchi e il grafico che è ancora in picchiata vorrà pur dire qualcosa, questo: il fossato si allarga. Soprattutto perché da oggi in poi c’è anche un’altra sfida decisiva da vincere: mettere in ginocchio un secondo partito molto più sommerso e terribile, quello delle bombe. In questa campagna elettorale è stato addirittura agghiacciante per quante volte, troppe, in cui è uscito allo scoperto e ha colpito.

L’altalena. Nelle amministrative 2015, la democrazia ha vinto anche se a fatica: quasi il 65 per cento dei sardi convocati alle urne (466mila) è andato a votare. I 167 Comuni su 377 in cui si votava hanno retto abbastanza bene all’onda d’urto che spaventava più di qualunque altra: essere costretti a far la conta – sarebbe stato molto triste – dei seggi rimasti deserti. Il terremoto non c’è stato, anche se la rilevazione delle 19 (49,4 per cento) ha fatto tremare le gambe a

molti. Nelle successive quattro ore – i seggi sono stati chiusi alle 23 – c’è stato l’invocato colpo di reni dell’elettorato. Con persino uno scatto d’orgoglio rispetto alle elezioni regionali del 2014, quando a timbrare il cartellino fu appena il 52,23 per cento.

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