A Cagliari in 50 protestano in banchina

Sperano andare a Napoli o Civitavecchia. Sit-in anche a Carbonia. L’allarme del sindacato di polizia

CAGLIARI. Da un'isola, Lampedusa, all'altra, la Sardegna. Ma loro, i migranti, vogliono il "continente". Di mezzo però c'è il mare. E infatti loro, circa ottanta emigrati, da ormai due giorni al porto si sono sistemati nel punto più vicino agli imbarchi, prima delle transenne che spalancano le porte ai traghetti. Proprio nell'accesso destinato ai mezzi pesanti, accanto al palazzo dell'Agenzia delle dogane. Zaini, buste, coperte. E una montagnetta di bottiglie d'acqua, quelle consumate nella lunga attesa. Perché l'ombra della palazzina non basta: in questi giorni c'è un gran caldo. Pronti a stare lì a oltranza. Sino a quando non saranno accontentati: vogliono partire per Civitavecchia o Napoli. Insomma un posto che consenta a tutti di raggiungere a piedi, in treno, in pullman o in qualsiasi altro modo parenti e amici soprattutto nel nord Italia o nel nord Europa.

La protesta-richiesta va avanti. I migranti si erano ritrovati lí, al porto, giovedì mattina. E hanno trascorso la notte in giacigli improvvisati per tentare di riposarsi e trovare un po' di forze in vista di un'altra estenuante giornata di lotta.

Ieri hanno continuato nella protesta: stanchi, ma pronti ancora a tutto. Anche a trascorre una nuova notte sotto la luna. Che cosa chiedono? Chiedono di andarsene subito. E di non avviare nemmeno le procedure che "congelerebbero" la loro posizione in attesa del rilascio da parte della commissione dello status di rifugiato. Allora sì, a quel punto, potrebbero anche lasciare l'isola. Il problema è il tempo: vogliono correre verso la nuova vita, non aspettare i documenti.

Una protesta che si allarga anche Carbonia dove una cinquantina di migranti si è sistemata davanti ai cancelli del commissariato. Diverso il posto, uguali le richieste: andare via al più presto. La situazione è precipitata dopo lo sbarco la scorsa settimana di quasi novecento migranti al porto canale di Cagliari. La maggior parte di loro ha accettato le sistemazioni offerte dall’accoglienza approntata in Sardegna. Ma diverse decine di ospiti, quando hanno capito di essere finite, dopo Lampedusa, in un'altra isola hanno deciso di fare qualcosa. E puntato ancora verso il mare.

intanto protestano anche i sindacati di polizia. Il segretario provinciale del Sap, Luca Agati lancia l'allarme sulla situazione che si sta vivendo a Cagliari. «Lo sbarco dei 900 migranti di sabato, il successivo

arrivo del barcone a Teulada e da giovedì la protesta degli stranieri al porto di Cagliari hanno messo in ginocchio il sistema legato alla sicurezza – evidenzia – nonostante i poliziotti, stiano gestendo l'emergenza con altissima professionalità ed impegno».

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