Più di 2mila nell’isola dopo due anni di sbarchi

I primi arrivi nel 2013 ma il vero boom è stato negli ultimi mesi Le quote: alla Sardegna il 2% del totale , la percentuale potrebbe crescere

SASSARI. I numeri cambiano velocemente, la popolazione in fuga cresce a folle velocità. E non trova, dall’altra parte del mare, tetti e letti a sufficienza per accogliere tutti. L’emergenza migranti per la Sardegna è iniziata due anni fa. I primi arrivi nel 2013, partenza soft, quasi impercettibile. L’anno successivo l’accelerata, a fine dicembre i migranti nell’isola erano 894. Ma è il 2015 l’anno degli sbarchi in massa, in Sardegna come nel resto d’Italia. Da 35mila nel 2014 i profughi sono diventati quasi 70mila e più di 2mila hanno trovato alloggio nell’isola.

Le quote. È il governo, ministero dell’Interno, a stabilire le quote: ogni regione è chiamata a prendere in carico un certo numero di migranti. Le regole sono state fissate nel Piano datato 14 luglio 2014.La percentuale è stabilita sulla base di due parametri: la popolazione residente e il numero di stranieri già presenti. La quota per la Sardegna è raddoppiata: dall’1% del 2013 si è passati al 2%. Al momento, la percentuale non è destinata a salire. Ma dipenderà da quello che succederà nel resto d’Italia, dove alcune regioni sono sul piede di guerra e si sono dette pronte a respingere nuovi arrivi.

Le strutture d’accoglienza. Quelle ufficiali nell’isola sono 33. Tra queste, la principale è il Cara di Elmas, uno dei 14 centri governativi per richiedenti asilo presenti sul territorio nazionale. Ma il numero di strutture cresce di giorno in giorno al pari dei migranti. Di frequente da parte delle prefetture arrivano appelli alla collaborazione: servono strutture da utilizzare come alloggi d’emergenza, i sindaci – ma anche i privati – sono chiamati a dare il proprio contributo per fronteggiare una situazione in continua evoluzione.

La distribuzione. La quota più consistente di migranti si trova nelle province di Cagliari e Sassari. Per quanto riguarda Cagliari, i profughi sono circa un migliaio, così distribuiti: circa 350 al Cara di Elmas, gli altri sparpagliati in diverse strutture – alberghi, ex asili, ex uffici giudiziari – a Carbonia, Villacidro, Uta, Vallermosa, Villanovafranca, San Nicolò Gerrei e Iglesias. Altri vivono da tempo a Sadali. Nel Sassarese i migranti sono almeno 700: il numero è quasi raddoppiato in meno di due mesi. Le strutture d’accoglienza si trovano a Sassari – ex tribunale dei miniori a Predda Niedda – a Lu Bagnu (Castelsardo) 200 unità, a Valledoria circa 80, gli ultimi arrivi a Palmadula, oltre un centinaio, e gli altri distribuiti in vari alloggi in altri centri della provincia, tra cui Ozieri. Nel Nuorese i migranti sono circa 200, la fetta più grossa è arrivata il 30 maggio, dopo il maxi sbarco di profughi salvati davanti alle coste libiche. Sono distribuiti in diverse strutture – alberghi e agriturismo – nella Barbagia di Seulo. Un centinaio i migranti momentaneamente residenti nell’Oristanese. Niente profughi in Gallura, terra alluvionata e priva di strutture. Dove però l’emergenza migranti è stata vissuta pochi giorni fa, con l’arrivo su un autobus da Cagliari di un gruppo che chiedeva assistenza al Comune.

I bandi. La ricerca di nuove strutture va avanti senza sosta. partendo da una certezza: gli arrivi aumenteranno, da qui alla fine dell’estate

la popolazione dei migranti nell’isola potrebbe addirittura raddoppiare, in maniera proporzionale a quanto accade a livello nazionale. Sinora la Sardegna è riuscita, pur tra molte difficoltà, a fare la sua parte. Ma se non saranno individuati nuovi spazi, la situazione è destinata a esplodere.

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