La famiglia: «Stefano non c’entra»

Nessuna notizia del ragazzo di Nule sparito la sera prima della morte di Gianluca

NULE. Non si trova Stefano Masala, e non c’è neppure un segnale debole. La famiglia, però, non si arrende: «Lo riportiamo a casa», continua a ripetere.

Ed è una sfida contro un gigante senza volto, con quella cappa che pesa sopra e che ogni volta costringe a fare la precisazione: «La scomparsa di Stefano è un fatto distinto dall’omicidio di Orune».

Ci sarà tempo per le spiegazioni del dopo, e anche per capire che cosa è successo prima, il giorno che Stefano Masala (la sera del 7 maggio) esce di casa per un appuntamento e un’ora più tardi non risponde più al telefono. Sparito nel nulla. E l’auto del padre, la Opel Corsa trovata a Pattada ancora fumante, distrutta dal fuoco, è un segnale inquietante. Storie separate, si può provare a immaginarle così. Però le perquisizioni degli ultimi giorni nei luoghi frequentati dagli indagati - il minorenne e il cugino di Nule - servono anche a trovare informazioni su Stefano. In particolare, quella nell’azienda in agro di Ozieri. Perché tra le ipotesi c’è anche quella che il giovane di Nule possa essere trattenuto contro la sua volontà da qualche parte. La famiglia combatte la sua battaglia, insiste perché l’omicidio e la scomparsa di Stefano vengano trattati come fatti distinti. I legali Caterina Zoroddu, Paola Pischedda e Gianfranco Piscitelli (che è il presidente dell’associazione Penelope Sardegna che si occupa delle persone scomparse), ieri hanno sottolineato che «non intendono in alcun modo prendere posizione sulle indagini relative al delitto Monni, di cui nulla sanno e intendono conoscere, almeno fino a quando la posizione dei loro assistiti resta quella di parenti di un giovane scomparso misteriosamente».

Certo, c’è la coincidenza delle autorità che sono le stesse che indagano sull’omicidio di Gianluca Monni, ma questo può accadere. E per Stefano, i legali ribadiscono che «al pari di qualsiasi persona scomparsa, deve essere ricercato sino alla certezza della sua sorte».

Per questo viene sollecitato l’impiego di tutti i mezzi possibili per il ritrovamento di Stefano Masala «vivo o morto».
In un territorio così vasto e complesso, dove neppure l’apporto dei cani ha dato risultati utili, gli avvocati della famiglia Masala propongono l’impiego di sistemi moderni (georadar e droni): «Così potrebbero essere accertate modifiche del terreno e della vegetazione tali da fare sospettare la presenza di un eventuale cadavere o di sepolture recenti».

Sugli eventuali collegamenti tra la scomparsa di

Stefano Masale e l’omicidio di Gianluca Monni, i legali della famiglia Masala lasciano che sia la magistratura a definire le cose. «É diversa la posizione di chi ha la possibilità di piangere un morto e chi, invece, vive nell’angoscia del non sapere e della logorante attesa». (g.b.)

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