Orune, un commando per uccidere Gianluca Monni

Le indagini sull'omicidio dello studente 19enne: la mattina dell'8 maggio in paese sono arrivati in quattro su due auto. La vettura staffetta ha aperto la strada al killer

SASSARI. Una macchina di colore chiaro fa da “apripista”, va in esplorazione per verificare che la vittima sia dove deve essere: sul marciapiede di corso Umberto. Un’altra auto sta dietro, a breve distanza, e aspetta un cenno. Non un gesto qualunque ma un vero e proprio lasciapassare: «Ok, si può fare, lui è qui». Recepito il messaggio, la seconda auto – scura – percorre pochi metri, qualcuno apre lo sportello, punta il fucile contro Gianluca Monni e lo ammazza.

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L’esecuzione. È una sequenza drammatica quella che emerge dall’ultima ricostruzione dell’omicidio dello studente di Orune freddato a pallettoni la mattina dell’8 maggio. Non una, come si era detto in un primo momento, ma due le auto che avrebbero raggiunto il paese della Barbagia per compiere una terribile esecuzione. Più persone, dunque, coinvolte nell’organizzazione di un delitto pianificato nei dettagli. I killer hanno valutato ogni possibilità, anche quella che Gianluca alle 7 del mattino non fosse su quel marciapiede.

Due indagati. Formalmente, da mercoledì ci sono due persone indagate: un diciassettenne di Nule e suo cugino di 24 anni che abita nelle campagne di Ozieri. Sono i sospettati della prima ora. Giovani sui quali da subito si era concentrata l’attenzione degli inquirenti, perché erano stati protagonisti insieme ad altri compaesani di una rissa a Orune in occasione della festa di Cortes Apertas. Il minorenne aveva rivolto apprezzamenti e gesti molto “pesanti” alla fidanzata di Gianluca Monni. Ne era nata una discussione, poi la rissa con il diciassettenne che a un certo punto aveva puntato una pistola alla tempia della vittima. Arma che gli amici orunesi di Gianluca erano riusciti a strappargli dalle mani.

Perquisizioni. I carabinieri hanno perquisito le abitazioni dei due indagati, hanno sequestrato gli apparecchi informatici, pc, tablet, materiale elettronico in generale. E hanno portato via anche i telefoni cellulari di tutti i componenti delle rispettive famiglie che si sono affidate alla tutela degli avvocati Agostinangelo Marras e Mattia Doneddu. L’obiettivo è quello di recuperare il maggior numero di informazioni che aiutino gli inquirenti a ricomporre il puzzle e chiarire un nodo cruciale delle indagini: quante persone sono coinvolte complessivamente nel delitto?

Quattro in azione. Sembra abbastanza scontato che a Orune la mattina dell’8 maggio fossero almeno in quattro. C’era l’esecutore materiale e c’erano i complici, ognuno con un ruolo ben preciso. Come, appunto, quello di accertare la presenza della vittima. Che purtroppo era lì, puntuale come tutti i giorni. Con le pagine del libro aperte per l’ultimo ripasso, felice perché dopo pochi minuti avrebbe visto la sua bellissima fidanzata Eleonora. Lei il pullman lo aspettava in un’altra parte del paese, da sempre saliva a bordo prima di lui. Il classico sms del buongiorno e due parole per dirsi: «Ci vediamo tra poco».

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Ma proprio quando il bus stava per raggiungere la fermata di corso Umberto, l’improvviso alt dei carabinieri in mezzo alla strada, la corsa ai finestrini per vedere cosa stava accadendo, un presentimento che lacerava l’anima e quelle scarpe così familiari che sbucavano da sotto il lenzuolo bianco che copriva un cadavere: era Gianluca. Da quel giorno per i Monni, per Eleonora e per i suoi familiari – tutte persone molto stimate e benvolute a Orune – è cominciato il calvario. In attesa di una qualsiasi novità, di un elemento che segnasse la svolta nell’inchiesta.

Il giallo di Nule. Da settimane le indagini sull’omicidio viaggiano parallelamente a quelle sulla scomparsa di Stefano Masala, il 29enne di Nule del quale si sono perse le tracce il 7 maggio, ossia il giorno prima del delitto Monni. Anche lui, amico del minorenne indagato, era presente alla famosa festa di Cortes Apertas. E potrebbe essere sua l’auto scura con la quale gli assassini sarebbero arrivati in Barbagia. Auto che era stata ritrovata a Pattada il giorno dopo l’omicidio completamente distrutta dalle fiamme.

Sono state fatte perquisizioni in alcune abitazioni rurali di Pattada. Mercoledì sono stati usati ancora una volta i cani molecolari ma al momento nessuna traccia sembra aver portato a elementi di interesse investigativo su quel fronte: Masala per gli inquirenti resta a tutti gli effetti un giovane “scomparso”. Invece un passo in avanti, nelle indagini sull’omicidio, lo si è fatto con l’iscrizione nel registro degli indagati dei due giovani di Nule e non è escluso che nei prossimi giorni possano esserci ulteriori sviluppi.

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