Scorie sotto la pista: condannati 2 manager

I materiali pericolosi furono utilizzati per rifare l’aeroporto di Elmas. Per 15 reato prescritto

CAGLIARI. Due condanne e quindici posizioni prescritte: si è chiuso così il processo nato dalla scoperta di materiali pericolosi usati per rifare la pista dell’aeroporto di Elmas. Il tribunale presieduto da Massimo Poddighe ha inflitto un anno di reclusione all’amministratore unico della Sarcobit Italo Melis (66 anni) - difeso da Sebastiano Ghigino e Giuseppe Bonanno - e al direttore tecnico della Elmas Scarl - costituita tra Sarcobit e Pavimental - Marcello Vacca (49 anni) di Cagliari, difeso da Gianfranco Sollai, colpevoli di discarica abusiva di rifiuti speciali e di violazione delle norme che regolano lo smaltimento dei rifiuti. Escono dal processo grazie alla prescrizione gli altri imputati, in parte dipendenti delle società coinvolte nei lavori e rappresentanti legali delle ditte che hanno lavorato al trasporto del materiale a base di asfalto: sono Antonello Pusceddu (49 anni) di Cagliari, Riccardo Pusceddu (80) di Arbus, Efisio Nioi (56) di Assemini, Maurizio Zanda (47) di Assemini, Panfilo Scalas (78) di Assemini, Bruno Curreli (43) di Sestu, Emilio Pisano (57) di Decimomannu, Emilio Marongiu (72) di Decimomannu, Alberto Agnesa (57) di Monserrato, Stefano Lilliu (44) di Cagliari, Efisio Picci (71) di Capoterra, Luciano Caria (64) di Guamaggiore, Massimo Pistoia (53) di Cagliari, Luca Cabula (45) di Villaspeciosa e Luciano Pintus (50) di Monastir.

Il pubblico ministero Giangiacomo Pilia aveva chiesto due anni per Melis e un anno e mezzo per Vacca, la prescrizione per tutti gli altri.

Elmas e Capoterra sono i comuni al centro dell'inchiesta all’origine del dibattimento concluso ieri, un’inchiesta molto complessa che riguarda gli anni fra il 2008 e il 2009. L'appalto da 25 milioni per il rifacimento della pista era stato vinto dalla Sarcobit, società di Monserrato fallita, segnata da una durissima controversia tra l'amministratore Marcello Vacca e l'ex socio Italo Melis. Ma a lavorare sulla pista di Elmas era stata un'associazione temporanea di imprese tra Sarcobit e Pavimental Spa, la Elmas Scarl, braccio operativo dell'ati. L'inchiesta della Procura, affidata alla Guardia di Finanza, aveva viaggiato su due filoni: la contesa societaria tra Vacca e Melis e l'altro, nato da un accertamento dei carabinieri del Noe sulla possibile presenza di rifiuti speciali sotto il pavimento del bordopista. In quel periodo era stata scoperta un’operazione simile: le scorie della Portovesme srl finivano fra l’altro nei piazzali degli ospedali pubblici, i responsabili sono stati condannati. Perché la legge stabilisce che costruire ponti e strade riciclando i materiali di scarto è consentito in una quota che non dovrebbe superare un terzo del totale. Ma nel caso di Elmas alcuni testimoni hanno parlato di grandi quantità di amianto prodotto dallo smantellamento di vecchi edifici e soprattutto di grosse tubazioni che occupavano l'area dello scalo di Elmas. In seguito alcuni dipendenti hanno confermato i sospetti: la pista di Elmas era stata realizzata in gran parte proprio con quegli scarti e i test

eseguiti dal consulente della Procura Cristina Onnis hanno successivamente fornito il riscontro tecnico. I carabinieri trovarono poi parte dei materiali a Marzolai, un'area vicino a Capoterra di proprietà della Sarcobit, che per l'accusa li aveva stoccati in barba alla legge. (m.l)

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