Orune, ecco l’auto usata dall'assassino di Gianluca Monni

È la chiave dell’omicidio: l’Opel Corsa ha gli stessi cerchi della macchina di Stefano Masala. È stata ripresa dalle telecamere poco prima del delitto

NUORO. L’auto dei killer passa alcune volte davanti all’obiettivo delle telecamere del Banco di Sardegna di Orune. Un’ora prima del delitto di Gianluca Monni, lo studente ucciso con tre fucilate mentre aspettava il pullman che doveva portarlo a scuola a Nuoro la mattina dell’8 maggio. Il timer della videocamera segna le 6,10, ma in realtà sono le 7,10 perché è tarata sull’ora solare. Venti minuti prima dell’omicidio l’auto passa a bassa velocità diretta verso l’interno del paese e scompare. Per riapparire dopo pochi secondi mentre arriva dalla strada parallela a quella percorsa in precedenza, rispettando i vari divieti, dirigendosi nella direzione opposta e, quindi, verso la periferia di Orune. Le telecamere hanno ripreso anche un’altra auto che viaggiava insieme all’Opel Corsa e di cui non è stata trovata traccia.

Le immagini della Opel sono state diffuse per la prima volta da Canale 5 durante il programma “Segreti e delitti”. Frammenti che sono determinanti per ricostruire la dinamica del delitto, almeno le fasi immeditamente precedenti. Quelle due auto sono state sicuramente viste a Orune, dove a quell’ora c’era già grande movimento. Probabilmente erano passate inosservate, ma adesso rivederle potrebbe risvegliare in qualcuno ricordi magari trascurati di quella drammatica mattina.

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Sicuramente qualcuno ha visto l’Opel Corsa e chi c’era dentro, anche perché difficilmente il conducente e la persona che era al suo fianco erano mascherati: in quel modo avrebbero attirato immediatamente l’attenzione. Forse indossavano cappellini e aveva no gli occhiali da sole scuri, così come per cercare almeno di non dare troppo nell’occhio avevano le alette parasole dell’auto abbassate. Stesso discorso per l’altra auto che seguiva la Opel che in diversi giri l’avrebbe anche preceduta.

I passaggi lungo viale Repubblica sarebbero stati almeno tre, a conferma che i quattro killer hanno monitorato tutta la situazione in paese con molta attenzione e atteso il momento propizio per colpire e scappare lungo la strada meno trafficata e meno pericolosa che poi si perde nelle campagne al confine tra la Barbagia e il Goceano.

Gli investigatori sono certi che l’auto ripresa dalle telecamere della banca è quella di Stefano Masala, l’avrebbero accertato da alcuni particolari, come il cerchione laterale destro diverso dagli altri tre. Particolari che corrispondono perfettamente all’Opel Corsa trovata bruciata alla periferia di Pattada e riconosciuta come la sua dal padre di Stefano Masala. «Che invece non l’ha riconosciuta in quel filmato» ha spiegato l’avvocato Caterina Zoroddu, legale della famiglia del ragazzo di Nule scomparso nel nulla.

Ma i carabinieri attraverso quelle immagini della banca l’avrebbero identificata anche dalla targa, che nel filmato si vede male. Gli esperti carabinieri dei Ris sarebbero riusciti a isolare il particolare e ricostruirla.

Dopo le perquisizioni dei giorni scorsi, le indagini avrebbero preso una strada ancora più precisa e la magistratura di Nuoro starebbe stringendo il cerchio sugli assassini. Anche per questo motivo, nei giorni scorsi il sostituto procuratore della Repubblica, Andrea Vacca, titolare dell’inchiesta è andato a Orune a casa dei genitori di Gianluca Monni. Si è fermato a lungo a parlare con loro e con la fidanzatina del ragazzo ucciso a fucilate la mattina dell’8 maggio. Per ricostruire tutta la vicenda e, soprattutto, le ultime ore di vita di Gianluca Monni.

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