Scorie nucleari, nella rosa delle aree occhi puntati su Quirra

Perdasdefogu in teoria è esclusa perché c’è il poligono. Ma potrebbe venire declassificata a semplice area militare

PERDASDEFOGU. Giallo senza fine. In attesa della mappa top secret delle aree idonee sul sito nazionale di scorie nucleari si moltiplicano indiscrezioni e polemiche. Le ultime, rimbalzate da Roma, evidenziano la possibilità di una declassificazione del poligono di Quirra a semplice area militare. Scelta che permetterebbe un domani d’inserire la zona di Perdasdefogu tra quelle potenzialmente idonee a ospitare il deposito di rifiuti radioattivi e l’annesso parco tecnologico da 150 ettari. Nessuna conferma ufficiale, per ora. Anzi, solo smentite. Ma l’ipotesi non è priva di fondamento, almeno per quel che riguarda le caratteristiche e le dimensioni di questa parte della Sardegna.

Pareri e valutazioni. Geologi e altri specialisti concordano difatti sull’idea che alcune delle aree su cui sorge l’immenso poligono interforze di Quirra, il Pisq, siano in grado di reggere molto meglio di altre un impatto ambientale tanto incisivo e profondo. «Ai fini di quell’installazione non è tanto importante la scarsa sismicità quanto la non permeabilità dei terreni», non si stancano di ripetere gli esperti sul punto.

Voci e ipotesi. Al rilancio della tesi che vede confermata l’isola tra le regioni inserite nel ventaglio di proposte formulate dalla Sogin - anche se ancora non si conoscono con precisione le possibili localizzazioni interne - sta contribuendo senz’altro l’allungarsi delle procedure per il via libera al sito. All’inizio il governo aveva comunicato che la mappa sarebbe stata resa pubblica a metà giugno. Poi, però, il cronoprogramma è stato rispetto solo in termini formali e in parte.

Le puntualizzazioni. Così, per chiarire quello che stava diventando un caso fonte d’imbarazzo un po’ in tutt’Italia, mentre in Sardegna si moltiplicavano proteste e sit-in, è intervenuto il ministro dell’Ambiente. «Il percorso si sta svolgendo nei tempi previsti – ha tentato di smentire Gian Luca Galletti – La Carta dei luoghi che potranno essere oggetto del deposito unico nazionale è un lavoro scientifico molto approfondito e lo vogliamo fare bene». Il chiarimento è arrivato a margine di un convegno dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nella sede romana del dicastero, in via Cristoforo Colombo. «L'Ispra mi ha inviato una lettera nei giorni scorsi – ha aggiunto Galletti – chiedendo di poter compiere un ulteriore approfondimento sulle verifiche fatte dalla Sogin per arrivare poi alla pubblicazione della Carta». Si va così a un rinvio della comunicazione ufficiale per la metà di luglio.

Attese e squilli di rivolta. In realtà il programma fissato a suo tempo dal governo è di fatto già slittato. E questo non fa che esasperare le paure tra le popolazioni, come dimostrano gli ultimi cortei e flash mob, nelle aree dove più si teme lo sbarco delle scorie radioattive. Sardegna e Basilicata in testa. Ed è appunto in un contesto del genere che qualcuno ha ripreso in mano le diciture sulle griglie di esclusione previste dalla normativa. E, analizzando il testo, ha potuto vedere come, assieme a tanti altre eliminate per differenti criteri, vanno cancellate da una possibile inclusione nella rosa «le aree caratterizzate da poligoni militari “operativi”».

Nomenclatura. Ma in un momento nel quale si parla del ridimensionamento delle esercitazioni nell’isola le parole hanno il loro peso: se il Pisq diventasse “non più operativo”, ecco che nel confronto sui siti più idonei potrebbe rispuntare proprio Quirra. Eventualità

che altri invece scartano a priori. Convinti che alla fine il deposito sarà collocato nelle regioni del centro-nord che hanno finora mostrato più attenzione per l’investimento da 1,5 a 2,4 miliardi connesso al parco tecnologico e al sito di scorie radioattive. (Pier Giorgio Pinna)

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