Al Man l’arte visiva dello chef Grafica e colori da mangiare

Roberto Petza e Stefano Asili hanno dato vita a una performance inedita Gli arazzi tipografici dell’artista come uno spartito per il grande cuoco

NUORO. Un tavolo vuoto, bianchissimo, che lentamente si riempie e si colora di piccoli stuzzichini, antipasti, primi, secondi e dolci riprendendo gli arazzi tipografici appesi alle pareti che raccontano alcuni proverbi sardi sul cibo.

La performance, intitolata “Equilibri. Arazzi gastronomici e tipografici”, è stata proposta nella tarda serata il 26 al Man di Nuoro dalla “strana coppia” formata dal grafico Stefano Asili e dallo chef stellato Roberto Petza. In una serata di grande suggestione per i 90 partecipanti, Asili e Petza, dopo l’introduzione del direttore del Man, Lorenzo Giusti e di quello dell’Accademia Casa Puddu, Gianfranco Massa, hanno fatto incontrare alta ristorazione ed estetica combinando al meglio i sapori della ricerca dello chef con il progetto dell'arazzo da mangiare ideato dal grafico.

Una rivisitazione dell’arte sarda della tessitura, rielaborata in chiave gastronomica in collaborazione con l’associazione “La strada del vino Cannonau”, tra cibi sospesi in forma di finger food ordinati minuziosamente seguendo la serialità del progetto e percezioni visive delle tessiture grafiche.

«Una grandissima soddisfazione – spiega Stefano Asili – perché siamo riusciti a traslare nella realtà quella che poteva sembrare una semplice visione, dimostrando che si può ancora realizzare qualcosa di nuovo, tra l’altro all’interno di un museo importante come quello di Nuoro che come rilevanza ha ormai varcato i confini nazionali. Questa anteprima ha rappresentato il primo approccio verso un progetto di più ampio respiro».

L’impegno e la fatica di rimanere quasi due ore piegato e concentrato su un tavolo di oltre tre metri per sistemare in modo certosino ogni piccolo pezzo di quello che ha rappresentato un vero e proprio viaggio tra i sapori dell’isola non ha scalfito la gioia dello chef: «Era la prima volta che mi cimentavo in una creazione del genere – racconta Roberto Petza – e anche per me l’effetto finale è stato di grande impatto.

Inizialmente lo vedevo rappresentato solo all’interno della mia visione poi mentre andavo avanti e vedevo che si componeva nella realtà come lo avevo immaginato, la felicità è stata tanta. Quasi come la gratificazione che sia stato distrutto nel migliore dei modi, cioè degustato dai presenti».

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