criminalità

Rapina tragica a Benetutti, è caccia a una baby gang

Sarebbero tre giovanissimi gli autori del colpo di venerdì sera a Benetutti nel corso del quale ha perso la vita un pensionato di 67 anni. Pedru Maria Zarra non ha resistito alla fortissima emozione ed è crollato senza vita

BENETUTTI. Ragazzini alla ricerca di soldi facili, non certo dei professionisti. E per questo ancora più pericolosi, capaci di farsi morire tra le mani un anziano malato che non ha retto alla violenza, alla tensione eccessiva, alla paura per quella pistola puntata in faccia.

I carabinieri della compagnia di Bono e del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari stanno cercando di stringere il cerchio attorno alla banda formata da tre persone (tra i 18 e i 20 anni) che nella notte tra venerdì e sabato è entrata in azione nell’abitazione della famiglia Zarra, in via Margherita di Savoia.

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Il cuore di Pietro Zarra, 67 anni, non ha retto a quei momenti terribili. Ma i rapinatori non si sono fermati, volevano i soldi a tutti i costi. Così hanno legato con le fascette di plastica da elettricista Giovanni Maria - fratello di Pietro - e sua sorella Maria Elena, rispettivamente di 69 e 75 anni. Loro sono sopravvissuti a quei drammatici momenti: i banditi sono entrati in casa dopo avere rotto un vetro sul retro. E si sono diretti nelle stanze da letto, sembravano bene informati, a loro interessavano solo i soldi. E alla fine se ne sono andati portando via una catenina d’oro e denaro in contante (non ancora quantificato). Lasciandosi dietro un morto che è causa diretta di quell’invasione spregiudicata.

Tre armati di pistola, volto coperto da passamontagna e guanti per non lasciare impronte. Parlavano in sardo, anche se hanno rivolto un paio di frasi in italiano. Ed erano in condizione di muoversi senza troppi problemi nell’abitazione dei Zarra, come se avessero studiato il piano che è partito anche dall’individuazione della casa, non certo casuale. Sapevano bene i giovanissimi rapinatori che i tre anziani vivevano soli e non avevano particolari difese.

Hanno sfidato anche il sistema di registrazione di un impianto di videosorveglianza, non di grande qualità ma sicuramente utile agli investigatori che stanno guardando e riguardando quelle immagini, ripulendole per cercare di mettere a fuoco i tre banditi. Movimenti, andatura, caratteristiche fisiche particolari. Bassi e magri, nervosi ma affiatati, persone che sicuramente si frequentano da tempo.

Su queste valutazioni i carabinieri della compagnia di Bono e del comando provinciale di Sassari stanno lavorando senza sosta per fornire le prime indicazioni al sostituto procuratore della Repubblica di Nuoro Andrea Schirra - titolare dell’inchiesta - che ha aperto un fascicolo per omicidio.

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Diverse persone sono state già sentite, alcune potrebbero avere notato (anche nei giorni precedenti) persone con caratteristiche simili a quelle dei rapinatori nelle vicinanze della casa della famiglia Zarra.

L’attenzione è rivolta anche a una camicia che è stata utilizzata come bavaglio improvvisato e sulla quale potrebbero essere rimaste delle impronte (già prima che qualcuno dei malviventi indossasse i guanti). Quell’indumento - come hanno spiegato Giovanni Maria e Maria Elena Zarra non appartiene a loro. Quindi è stato portato da qualcuno per esigenze specifiche. Dunque assume particolare rilevanza.

In paese c’è rabbia per l’accaduto, per la morte di una persona ammalata causata dall’invasione «di gente senza rispetto» che ha violato la casa di tre anziani indifesi.

Mai come in questo caso le indagini tradizionali vengono affiancate dalla tecnologia, e non sono esclusi sviluppi in tempi brevi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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