in via giudicessa benedetta

Rapina con ostaggi al Banco ma l’assalto finisce con due arresti

CAGLIARI. Filiale del Banco di Sardegna in via Giudicessa Benedetta, quartiere Fonsarda, sono le 15.45, l’ora della riapertura pomeridiana: due uomini attraversano uno dopo l’altro la bussola di...

CAGLIARI. Filiale del Banco di Sardegna in via Giudicessa Benedetta, quartiere Fonsarda, sono le 15.45, l’ora della riapertura pomeridiana: due uomini attraversano uno dopo l’altro la bussola di sicurezza, compaiono nell’atrio e rivolgendosi al personale dello sportello mostrano piccoli bastoni e un taglierino. È una rapina? Sì, una rapina low cost, forse la conseguenza dei tempi di crisi. Niente armi da fuoco e neppure coltelli: dovrebbe bastare la minaccia, la vista di quegli oggetti che nei verbali vengono definiti contundenti o «atti a offendere» per tenere a bada i quattro impiegati e l’ultimo cliente della giornata. Solite richieste: vuotare la cassa, nessuno si muova e avanti col repertorio consolidato del buon rapinatore di banche. Ma ai due banditi va malissimo: una cliente che stava per entrare si accorge che sta accadendo qualcosa, impugna il telefonino e chiama il 112. Tempo pochi minuti e la banca è circondata da decine di carabinieri e poliziotti in assetto da combattimento, un cordone di vigili urbani circoscrive l’area e dirotta la circolazione, non c’è lo straccio di una via di fuga e qualsiasi decisione alternativa alla resa costerebbe carissima ai rapinatori. Ci sarebbero anche le telecamere del Banco e dell’T-Hotel, che si trova proprio di fronte: mistero fitto su come i due pensassero di farla franca.

Comunque sia, la notizia si diffonde in un baleno e il tamburo dell’informazione online trasforma un colpo da sfigati, fallito in partenza, nell’ipotesi di una feroce crime story con ostaggi terrorizzati, richieste di elicotteri e estenuanti trattative con le forze dell’ordine dotate di megafono. Niente di tutto questo: compresa immediatamente la situazione, che era piuttosto chiara, i due banditi si guardano in faccia e pensano di mollare. Chiedono di parlare con l’avvocato Fernando Vignes che arriva in mezz’ora, entra nella banca e li convince a finirla prima che qualcuno si facesse male: «È bastato un minuto - racconta il legale - avevano già deciso». Subito dopo entra il capo della squadra mobile Luca Armeni e i due («d’accordo, scusate tutti, ci è andata male») si consegnano docilmente ai carabinieri e alla polizia, che li infilano rapidamente nelle auto di servizio e in un batter d’occhio li fanno sparire dalla scena. Filano via sotto protezione anche gli ostaggi, spaventati ma incolumi: una delle impiegate era al suo primo giorno di lavoro, che ricorderà come una sorta di vaccino. L’automobile usata dai banditi era parcheggiata a spina di pesce quasi di fronte alla filiale del Banco: una vecchia Golf turbodiesel blu, naturalmente rubata. Il finestrino del lato guida era aperto e le chiavi dell’accensione erano inserite nel quadro, un piccolo accorgimento per non perdere tempo all’uscita dalla banca o c’era un autista che se l’è data a gambe? Di fronte alla filiale, dove un anziano signore si aggira perplesso («ma almeno il bancomat funziona?») resta soltanto un esercito di cronisti, operatori, fotografi, reporter attrezzati con gli ultimi ritrovati della tecnologia, uno spiegamento di forze dell’informazione che non si vedeva dalla visita cagliaritana di Papa Francesco. Nel dubbio, qualcuno ha sfidato il caldo soffocante del pomeriggio annodandosi la cravatta delle grandi occasioni. Niente stand up, niente dirette adrenaliniche spalle all’ingresso della banca: è una rapina che non resterà nella storia criminale sarda. Neppure i nomi dei rapinatori suscitano emozioni: si chiamano Quirino Porceddu (44 anni) di Settimo San Pietro e Luigi Tortora (49), originario di Cerignola. Sono clienti degli uffici giudiziari per via di altre vicende. Porceddu ha nel certificato penale una condanna per il furto

di un’auto usata nel corso di una rapina da cui è stato assolto. Poi precedenti per spaccio.

I due sono stati interrogati negli uffici della Procura dal sostituto Diana Lecca, dovranno rispondere di tentata rapina e sequestro di persona. Ora sono nel carcere di Uta. (m.l)

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