Nella terra d’Atlante “Le Monde” scopre l’inchiesta di Frau

Sabato sul giornale francese una pagina dedicata all’isola La civiltà nuragica e le tesi del giornalista di “Repubblica”

CAGLIARI. La testa dentro i nuraghi. “La tete dans les nuraghes”. Così intitola il quotidiano francese “Le Monde” uno dei più importanti e prestigiosi d’Europa, il reportage della giornalista Florence Evelin. Una pagina in bella evidenza nel giornale di sabato scorso, 4 luglio, edizione solitamente consacrata alla cultura. E che parla di Sardegna. Un’intera pagina dedicata soprattutto al lavoro di inchiesta che da oltre dieci anni conduce il giornalista de “La Repubblica” Sergio Frau, già raccolta nel voluminoso saggio “Le Colonne d’Ercole” (e proprio da ieri sul sito del giornale francese è comparsa anche una bella foto gallery con immagini scattate dal cielo con il drone da Ettore Tronci, in parte viste anche sul sito de “La Nuova” tempo fa).

«Omero parla di uno schiaffo di Poseidone, Platone evoca un terribile cataclisma marino. Cosa è successo in Sardegna duemila anni prima della nostra epoca? Quale fenomeno ha spazzato di colpo la civiltà dei Tirreni, quei “costruttori di torri” di cui parlarono il geografo Strabone e il poeta Esiodo nell’Antichità? Un terremoto? Un maremoto? La caduta di un asteroide? Si trattò, come suggerì Platone in “Crizia” di una punizione di Zeus che agì senza pietà per punire gli abitanti troppo viziati di quella terra dalla eterna primavera? Di quell’isola, “la più bella, la più fertile” e ricca di tutti i metalli, duri e malleabili”, zinco, piombo, argento il più prezioso dopo l’oro?»

Così s’interroga la giornalista Florence Eveline davanti a quelle testimonianze messe in mostra in “S’Unda manna” di Sardara e visibile sino a ottobre. E che, secondo Frau, raccontano di una marea altissima di fango e acqua causata da un evento catastrofico: inondò il Campidano distruggendo decine di nuraghi –i cui ruderi sono mostrati dalle belle foto di Tronci – facendo “precipitare l’isola nell’età nera” come scrive “Le Monde”.

Innegabilmente l’inchiesta svolta anni fa con pignoleria giornalistica da Frau, e tuttora in progress, continua a raccogliere un forte interesse, fuori dall’Italia. Dopo la Germania, dove è stato tradotto il libro “Colonne d’Ercole”, ora è la Francia. «Ho sempre voluto far parlare i fatti – commenta Sergio Frau – in questo caso sono le foto scattate da Tronci che ha censito medio Campidano. Quasi 80 nuraghi sono colpiti dal sud verso nord e spesso sepolti completamente, per un’altezza che arriva sino a 450 metri. Sconquassati e sigillati dal fango.Non regge più l’ipotesi del deposito eolico. Via col vento? Come se mezza Sardegna avesse deciso di fare le pulizie e poi invece a Losa, Santu Antine, tutta la parte alta avesse deciso di non farle. Non reggono alla logica. Anche la giornalista francese mette in evidenza come si debba passare dall’archeologia, che è tutta catalogazione all’archeo-logica, cioè al ragionamento sulle cose».

Concetti forse più immediatamente fruibili da chi ha la mente sgombra e non è prevenuto, sostiene il giornalista di “Repubblica” che aggiunge. «Forse c’è un po’ di resistenza culturale. Si è sempre detto che la Sardegna è stata conquistata dai fenici, che quelle zone sono state abbandonate e quindi rimangiarsi quello che si è detto o scritto è difficile. Questi giornalisti ragionano invece a mente più libera. Davanti a una Pompei del mare reagiscono come qualsiasi persona senza pregiudizi».

E in particolare sulla pagina del giornale francese Frau osserva che «è forse la più bella pagina apparsa su “Le Monde” dedicata all’isola. E’ una Sardegna finalmente al posto suo, in un Mediterraneo che torna ad essere simmetrico. Da noi c’è stato un grandissimo come Giovanni Lilliu che però non poteva immaginare

come la Sardegna di Atlante fosse simmetrica al Caucaso di Prometeo. Una simmetria documentata dalla ziggurat come dalle madri mediterranee del 4 millennio avanti Cristo identiche a quelle dell’Anatolia. Restituire alla Sardegna la sua dignità è così una passione tra le più belle del mondo»

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