“Giocando con Orlando” Accorsi racconta l’amore

Parla l’attore protagonista domani a Nora del festival “La notte dei poeti” «L’opera di Ludovico Ariosto descrive l’essere umano nel profondo»

NORA. «Questa lettura è un divertimento che mi concedo a margine del progetto Grandi italiani, che dopo Ariosto prosegue con il Decamerone di Boccaccio e un adattamento dal Principe di Machiavelli. Ci piaceva portare a teatro testi non nati per la scena ma per noi significativi». Stefano Accorsi, protagonista domani per “La Notte dei poeti”(ore 20) dell’assolo “Giocando con Orlando - Tracce, memorie, letture da Orlando furioso” racconta di una lettura recitata e agita con molta fisicità. «È una evoluzione che nasce dallo spettacolo con Marco Baliani, sulle due storie d’amore di Orlando e Angelica e Ruggero e Bradamante», spiega l’attore. Per Orlando è un amore fantasmatico, inventato, non corrisposto, nell’altro caso si inseguono, si perdono e si ritrovano.

«Ci piaceva insomma - continua Accorsi - raccontare l’amore in questo aspetto di mancanza dell’effettivo incontro. E far capire che alla parola amore tante volte si danno nomi sbagliati. Questi giovani uomini e donne mandati a fare la guerra, scoprono la vita, completamente denudati davanti a ciò che sono, perché in terreno di guerra non esiste più l’ipocrisia sociale. È affascinante. Ed è per questo che L’Orlando vale la pena di essere raccontato, perché parla essenzialmente dell’essere umano». E raccontare in versi funziona, assicura Accorsi. «Lo spettacolo in versi piace, lo posso dire dopo tre anni della versione teatrale, questa lingua è nel nostro Dna, e la sua musicalità ci è invidiata da tutti. Poi l’Orlando Furioso è una grande fiaba, e quindi una lingua non quotidiana si presta a dare nomi diversi anche a temi che rischierebbero di diventare banali. Dando nomi, accenti, ordine diverso alle parole, è come se le stesse cose le si vedesse da una prospettiva diversa, si accende molto l’attenzione del pubblico. E anche la fantasia, perché questo è uno spettacolo dove lo spettatore immagina tanto».

Nello stesso tempo, sottolinea Accorsi, è uno spettacolo molto fisico. «È una grande maratona, una grande sudata, con scene di duelli, stati d’animo forti e contrastanti nell’arco di breve tempo, e davvero interpreto diversi caratteri, anche se l’unico personaggio tridimensionale è Orlando. È proprio questo che mi diverte, essere empatico con il pubblico».

Accorsi torna in Sardegna dopo l’esperienza nel film “L’arbitro” di Paolo Zucca. «È stata una bella scoperta, di un cineasta al suo primo lungometraggio, con forza e idee chiare da regista di razza. È stato molto divertente entrare in questo misto di sardità e ironia, e di nonsense - dice Accorsi - E ho sempre trovato la Sardegna una terra molto metafisica che regala scenari che hanno a che fare con stati meditativi dell’anima. Paolo ha questo aspetto e in più l’ironia. Trovo che sia una sorta di commedia epica, con una leggerezza tutta sua». Con il successo della serie “1992” per Sky Italia, da lui ideata e interpretata («siamo rimasti colpiti dal fatto che moltissimi giovani l’hanno vista e apprezzata», spiega) Accorsi attraversa un periodo molto fertile tra cinema, teatro e tv. «Il fatto di poter fare spettacolo su così tanti

fronti mi piace - conclude l’attore - Sono aspetti che si nutrono vicendevolmente, mi occupo anche di produzione con altri progetti di serialità, quindi è un momento in cui non mi precludo nulla e lascio viaggiare la fantasia, la voglia la libertà, e sono curioso di vedere quello che succede».

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