Arbus, tre bagnanti rischiano di annegare

Salvati con le tavole da surf dai volontari dell’associazione “Mitza” in servizio da appena un giorno

ARBUS. Primo giorno di servizio di salvamento a mare, quello di venerdì, e già tre persone in difficoltà fra le onde e le correnti, sono state salvate dai bagnini dell’associazione di volontariato “Mitza” a cui il Comune di Arbus ha affidato l’importante compito di vigilare sulla sicurezza dei bagnanti nelle sei principali località balneari della costa arburese. Nella marina di Pistis, i bagnini Marco Vinci ed Enrico Caria, hanno soccorso nel mare ancora agitato dopo il maestrale del giorno prima la diciottenne Giulia Pes (di Mogoro), Luca Melis (21 anni, di Masullas) e Giuseppe Frau (47 anni, di San Nicolò Arcidano). Al salvataggio, effettuato con il determinante supporto delle tavole da surf, ha contribuito anche un surfista (Cristian Pani) che era appena tornato a riva e non ha esitato a dare generosamente una mano d’aiuto ai bagnini nell’operazione di salvamento dei due ragazzi di Masullas e di Mogoro, arrivati insieme a Pistis per trascorrere una giornata al mare. Al di là del felice epilogo dei soccorsi effettuati dagli operatori del servizio di vigilanza e assistenza ai bagnanti, c’è ancora una volta da segnalare l’imprudenza di molti di questi ultimi. E’ ormai risaputo che il mare della costa di Arbus è estremamente pericoloso nei giorni di maestrale e, in particolare, in quelli immediatamente dopo quando il moto ondoso è in diminuzione e si crea la risacca. Eppure, anche se in spiaggia sono ben visibili le bandierine rosse del pericolo, in tanti si avventurano in acqua pur di non rinunciare al bagno nonostante sappiano di non essere provetti nuotatori. Questo inizio di stagione balneare, con i tre bagnanti strappati alla morte dai “bay watch” dell’associazione “Mitza” di Iglesias, lascia temere che gli incoscienti sono sempre pronti a sfidare la morte e a creare situazioni che mettono a repentaglio anche quella altrui. Il servizio di salvamento a mare, gestito negli anni passati dalla Protezione civile della soppressa Provincia del Medio Campidano, ha permesso di salvare decine di vite umane. Adesso la gestione è passata direttamente al Comune, ma con margini di operatività davvero

al limite per via dell’esiguità dei fondi disponibili, 38 mila euro appena stanziati dalla Regione. La Provincia non c’è più e il Comune ha le casse vuote anche se la giunta uscente ha già innescato una polemica sostenendo di aver lasciato in eredità 48mila euro per il servizio di salvamento.

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