allarme salute

Veleni killer, tra Sassari e Porto Torres è boom di tumori

Cancri all’apparato respiratorio: più 49% di mortalità rispetto alla media isolana. Le donne più colpite degli uomini. L’ultima indagine dell’istituto di Sanità su 141mila abitanti rilancia l’allarme

PORTO TORRES. Quando neppure l’acqua che sgorga nelle case è potabile per parecchi mesi l’anno, e anche quando ufficialmente si può utilizzare tinge i lavandini di giallo o marrone, c’è sicuramente più di qualcosa che non va. E ora l’aggiornamento dello studio “Sentieri” (l’indagine epidemiologica dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquinamento) dell’Istituto superiore di Sanità non porta notizie incoraggianti. Anche se nessuno, in realtà, se le aspettava perché negli anni non è cambiato quasi niente nell’area industriale di Porto Torres: gli impianti si sono fermati ma non l’inquinamento che viaggia sotto traccia, si mischia alla terra e all’acqua di falda, e continua a fare brutti regali.

I dati. Gli ultimi dati dello studio dicono che la mortalità in generale - ma in particolare per tutti i tumori e per le patologie collegate agli inquinanti ambientali dell’area del Sito di interesse nazionale per le bonifiche di Sassari-Porto Torres - è in aumento. Tanto che, proprio in questi giorni, sulla base dei dati diffusi dall’Istituto superiore di Sanità, le sezioni Sardegna di Isde-Medici per l’Ambiente, Aiea-Associazione italiana esposti amianto e Medicina democratica hanno chiesto l’istituzione di un Comitato di garanti. C’è una mortalità del +49 per cento rispetto alla media regionale sarda per tumori dell’apparato respiratorio che colpisce le donne nella zone tra Porto Torres e Sassari: ed è questo, il dato più preoccupante che emerge dall’aggiornamento dello studio “Sentieri” che ha riguardato anche il Sito di interesse nazionale nei territori comunali di Porto Torres e Sassari.

L’indagine. È stata svolta su una popolazione di 141.793 abitanti, sulla base del censimento del 2011 e ha riguardato il periodo 2003-2010 (escluso il 2004-2005 perché mancavano i dati Istat). E il quadro che emerge, purtroppo, non sposta i risultati delle valutazioni già conosciute.

«Il quadro conferma quanto denunciamo da tempo – hanno sottolineato i rappresentanti delle sezioni sarde di Isde-Medici per l’Ambiente, Aiea-Associazione italiana esposti amianto e Medicina democratica – . In soli sei anni si è registrato un +6 per cento di mortalità in generale e per tutte le cause, rispetto alla media regionale, con eccessi di decessi per tutti i tumori in entrambi i sessi, ma anche con una maggiore incidenza per le patologie connesse alle condizioni ambientali».

Donne più vulnerabili. L’interrogativo riguarda la situazione del territorio e il perché a essere colpite maggiormente sono le donne. «La maggiore vulnerabilità – spiega Vincenzo Migaleddu, presidente dell’Isde-Medici per l’Ambiente Sardegna – per il tumore polmonare, ma in particolare per l’adenocarcinoma, anche in soggetti non fumatori, è dovuta a condizioni ambientali che trovano nell’assetto ormonale dell’organismo femminile una maggiore fragilità rispetto ai contaminanti presenti da tempo nell’ambiente».

I dati ufficiali sulla diffusione degli inquinanti si trovano nella Relazione sulle bonifiche dei siti contaminati in Italia del 2012, a cura della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, e nella Conferenza dei servizi del 2013.

La contaminazione. Non c’è bisogno di grandi ricerche per confermare che la presenza diffusa per anni di attività chimiche, petrolchimiche, di raffineria e centrali termoelettriche a olio combustibile e a carbone, oltre a situazioni critiche nell’area portuale e alla gestione negativa delle discariche ha prodotto la grave contaminazione delle acque di falda. L’elenco è vario: metalli pesanti, solventi e idrocarburi con valori ben oltre i limiti di legge. Il benzene fino a 150mila volte la soglia consentita, il cloruro di vinile fino a 500mila e il dicloroetano fino a 28milioni di volte.

«Chiediamo l’attuazione immediata delle bonifiche – ha detto Migaleddu – , l’attivazione dei Protocolli di

sorveglianza sanitaria nelle aree Sin di Sassari-Porto Torres e Sulcis Iglesiente-Guspinese. Ma anche l’istituzione di un Comitato di garanzia formato da personalità di alto profilo e competenza per affrontare quella che resta una emergenza sanitaria e ambientale».

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