Inflitte venti condanne per il traffico di droga

Le pene più pesanti ad Antonio Mascia, Giovanni Antonio Musina e Vincenzo Sini Caduta l’imputazione di associazione a delinquere per la moglie di Gigino Milia

CAGLIARI. Venti condanne, un taglio sensibile sulle pene richieste dal pm Gilberto Ganassi: si è chiuso così nella tarda mattinata di ieri il giudizio abbreviato per la banda Mesina, sotto accusa con diversi livelli di responsabilità per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e altri gravi reati, dalle estorsioni ai furti, dalle rapine a un progetto di sequestro di persona. Secondo l'accusa la banda capeggiata da Graziano Mesina - che viene processato con rito ordinario dai giudici della seconda sezione del tribunale - teneva contatti con trafficanti calabresi e albanesi e si muoveva sull'asse Sardegna-Lombardia importando e vendendo ingenti quantità di droga, con un notevole giro di denaro. Un'attività incessante, condotta nell'arco di tre anni, che gli investigatori sono riusciti a ricostruire con intercettazioni telefoniche e ambientali dal contenuto in gran parte eloquente. Conversazioni che hanno aperto la strada anche alla soluzione di altri casi giudiziari e sono costate a Mesina una nuova accusa di omicidio da parte della Procura di Nuoro.

Il leader. Capo della banda - stando alle accuse - era lui, l’ex ergastolano di Orgosolo, che nelle carte dell'inchiesta appare come un manager di attività illegali, si muove in tutta la Sardegna, tratta partite di droga con trafficanti della penisola e all'estero, usa metodi spicci fino alla minaccia quando qualcuno accenna a non rispettare gli impegni assunti con l'organizzazione criminale. Il suo alter ego è - a leggere gli atti del procedimento - il cagliaritano Gigino Milia - sotto giudizio ordinario - con cui però il sodalizio si romperà definitivamente per ragioni economiche e di gestione degli affari illegali.

Le pene. La pena più pesante é stata inflitta dal gup Cristina Ornano ad Antonio Mascia, 60 anni di Villanovafranca, che dovrà scontare undici anni di reclusione. Nove anni è la pena decisa dal giudice per Giovanni Antonio Musina, 41 anni di Nuoro, Guido Brignone, 63 anni di Porto Empedocle, Vincenzo Sini, 47 anni di Orgosolo e Domenico Scordo, 34 anni di Locri. Ancora: otto anni di carcere per Francesco Piras, 59 anni di Norbello, Giovanni Filindeu, 27 anni di Nuoro, Franco Devias, 27 anni di Nuoro, e Giovanni Morabito, 44 anni di Africo.

Il giudice Ornano ha quindi inflitto sette anni e otto mesi a Salvatore Devias, 43 anni di Nuoro e sette a Raimondio Crissantu, 45 anni di Orgosolo. Sei anni la pena per Alessandro Farina, compresi un anno e 11 mesi patteggiati col tribunale di Nuoro nel 2013 per un’altra vicenda.

Le posizioni minori. Fin qui le posizioni più pesanti. La sentenza stabilisce poi la condanna a sei anni e mezzo per Annarella Lampis, 53 anni di Fluminimaggiore - la moglie del presunto socio di Mesina, Gigino Milia - per la quale è caduta l’accusa di associazione a delinquere. Poi quattro anni e otto mesi a Raffaele Pinna, 51 anni di Nurri, quattro anni e mezzo per Luca Buluggiu, 33 anni, e Giovanni Sanna, 41 anni di Ozieri, quattro anni a Daniele Brignone, 38 anni di Cagliari e a Vittorio Denanni, 49 anni di Sassari. Ancora: due anni e mezzo a Giuseppe Mesina, 29 anni di Nuoro, e due anni e quattro mesi ad Aldo Catgiu, 42 anni di Orgosolo. La sentenza, che condanna tutti gli imputati al pagamento delle spese di giudizio e infligge anche una serie di ammende, tiene conto del delicato equlibrio delle attenuanti e aggravanti, sul quale ha lavorato a lungo la difesa.

Le richieste. Il pm Ganassi aveva chiesto pene complessivamente più severe per quasi tutti: dodici anni per Mascia, difeso da Giammario Fattacciu, dieci per Musina e Sini (avvocato Angelo Magliocchetti), Brignone (Marco Fausto Piras), otto per Farina (Agostinangelo Marras)e otto per la Lampis (Roberto Delogu).

Il giudizio ordinario. Nel giudizio ordinario, che riguarda fra gli altri

Graziano Mesina, Gigino Milia e l’avvocato Corrado Altea, i giudici della seconda sezione - presidente Massimo Poddighe - hanno in gran parte concluso l’esame degli investigatori ed è stata esaminata anche la posizione di Altea. La conclusione è prevista entro la fine dell’anno. (m.l)

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