Onorevoli decaduti: il consiglio regionale rischia 4 mesi di stop

Giunta elezioni, martedì 28 riunione decisiva: incertezza sul quarto nuovo ingresso

CAGLIARI. Il Consiglio regionale è bloccato almeno fino a martedì 28, ma potrebbe esserlo addirittura per due o quattro mesi. Di giorno in giorno gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato, è quella degli «onorevoli dentro e fuori», sono sempre più dirompenti.

Se il rischio di andare incontro a una legislatura all’improvviso azzoppata e congelata era sembrato finora solo un incubo lontano, con il passare delle ore potrebbe diventare una certezza. Neanche la prima riunione della giunta delle elezioni, presieduta da Eugenio Lai di Sel, è riuscita in un battibaleno – sarebbe stato un miracolo – a risolvere il caso dei consiglieri promossi (Pierfranco Zanchetta, Antonio Gaia e Gianfranco Congiu) più un quarto ancora misterioso, e dei quattro bocciati: Efisio Arbau, Gavino Sale, Michele Azara e Modesto Fenu.

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«Purtroppo siamo in secca e rischiamo persino di affondare», è stato il commento più gettonato nella seconda giornata del dopo tsunami.

Il parere legale. È stato chiesto dalla giunta delle elezioni all’ufficio legale del Consiglio. Ma prima che arrivassero le 30 righe di chiarimento (ma che di fatto hanno lasciato molti dubbi) c’è chi ha sollevato un caso nel caso. È stato Raimondo Perra del Psi, che ha detto: «Questa giunta è stata eletta da gruppi politici che non esistono più: ora è legittima?».

Non è una questione da poco, ma su cui per il momento la decisione più spiccia è stata questa: «Soprassediamo». Allora tutti si sono concentrati sul parere arrivato nel frattempo e a tambur battente dai legali. Quattro i punti fondamentali della consulenza: il Consiglio «non può non prendere atto della sentenza» e infatti di lì a poco la giunta delle elezioni prenderà atto che «sono decaduti quattro consiglieri regionali e indica come subentranti i tre appellanti scritti in sentenza dal Consiglio di Stato: Cioè: Zanchetta, Gaia e Congiu. E fin qui la soluzione potrebbe essere quella giusta, anche se per altri non è proprio così.

L’incertezza. Ma almeno due dei neo consiglieri (Gaia e Congiu?) non avrebbero i requisiti – leggi numero di voti – per essere proclamati. Tant’è che secondo alcuni calcoli ufficiosi ad avere il maggior numero di resti non sarebbero l’Upc (Gaia) e il Partito dei sardi (Congia) ma Sel e il Pd. Il che vuol dire: da domani i ricorsi possibili si moltiplicheranno di sicuro.

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Il consigliere fantasma. Poi lo stesso parere legale ha affrontato quello che è il mistero dei misteri: chi deve nominare il quarto neo consigliere, quello ancora fantasma? I legali hanno risposto «dalla sentenza non si capisce» e ha proposto tre soluzioni.

La prima: chiedere con urgenza al Consiglio di Stato una «interpretazione autentica» su tutto il verdetto. A presentarla dovrebbe essere la presidenza del Consiglio regionale con l’aggiunta semmai di «un ricorso in via d’urgenza» contro il provvedimento. È una procedura che vorrebbe dire il blocco dei lavori dell’aula per almeno due-quattro mesi.

Seconda ipotesi: la giunta delle elezioni sollecita l’Ufficio centrale elettorale della Corte d’appello di ricalcolare i voti solo per questo caso e indicare il prescelto al posto di Modesto Fenu. Ma nel frattempo dopo le elezioni del 2014 l’Ufficio si è sciolto e secondo alcuni per ricostituirlo sarà necessario almeno un mese.

Terza ipotesi: la giunta delle elezioni «decida in piena autonomia», ma attenzione che «quella decisione è alto rischio di legittimità». Martedì prossimo i commissari sceglieranno una delle tre ipotesi.

Addii e battaglia. Efisio Arbau (La Base) ha già liberato il suo ufficio di consigliere e su Facebook annunciato: «Farò di tutto per spazzare via una sentenza ingiusta e illegittima». Modesto Fenu (Zona franca) ha fatto sapere: «Al mio avvocato (Gianni Faa) ho detto: ricorriamo dovunque, dal Tar alla Cassazione».

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