televisione

Riforma Rai, spazi alle minoranze linguistiche: Sardegna discriminata

Sì ai programmi in tedesco, francese, ladino e sloveno. No al sardo

ROMA. Nella riforma della Rai non c'è spazio per la lingua sarda. Non si tratta di una chiusura di principio alle minoranze nel servizio pubblico radiotelevisivo, ma di una esclusione mirata della Sardegna. È quanto è emerso ieri pomeriggio nel corso della discussione del disegno di riforma della Rai. Il "caso" è nato quando si è arrivati alla discussione del comma 2), lettera d) dell'articolo 5. Qui Luciano Uras di Sel ha sostenuto l’emendamento 5.352 che tendeva a cancellare l'assurda discriminazione nei confronti della Sardegna e dei sardi. «Nei criteri direttivi - ha detto Uras - che si danno in ragione della delega, la lettera d) include le lingue tedesca, ladina, francese, slovena, ed esclude la lingua sarda. Noi tutti sappiamo che una tale discriminazione non può essere fatta nei confronti della Sardegna e dei sardi; nei confronti di una lingua antica, forse la più antica tra quelle tutelate. Parliamo di una lingua neolatina di derivazione diretta. Cosa chiediamo con questo emendamento? Chiediamo di essere uguali tra gli uguali. Ciò riguarda anche la coscienza di ciascuno di noi, anche la sensibilità di ciascuno di noi verso una comunità che troppo spesso è discriminata».

Sulla stessa linea di Uras il senatore del M5S Roberto Cotti: «Signor Presidente, onorevoli colleghi, trovo veramente assurdo che ci sia bisogno di scrivere questo emendamento, che nei giorni scorsi ho firmato anch'io. In questo articolo abbiamo previsto che si facciano trasmissioni in tedesco per l'Alto Adige, in ladino per il Trentino, in sloveno per il Friuli; il sardo, che è la lingua non italiana probabilmente più parlata in Italia, non so perché sia rimasto fuori».

E qui una provocazione con una frase in sardo: «Su sardu sceti est una lingua e cussus chi da cumprendeus e da chistionaus seus prus de unu milioni! Po ita da peppeus lassai a fora de sa Rai? Ho detto che anche il sardo è una lingua e che noi che la comprendiamo e la parliamo siamo più di un milione. Perché la dovremmo lasciare fuori dalla RAI?».

L'appartenenza è stata più forte della diversità politica. E infatti subito dopo anche Floris di Forza Italia ha sostenuto l'emendamento che cancellava la discriminazione del sardo.

Dopo la votazione che ha bocciato l'emendamento, Uras ha chiesto di intervenire nuovamente: «Signor Presidente, noi ci sentiamo come i cittadini disabili dell'articolo 5.383, perché abbiamo scoperto che la maggioranza e il Partito Democratico sono insensibili e, anzi, hanno una cultura della discriminazione

nei confronti dei sardi. Lo abbiamo scoperto in occasione di un voto che non costava nulla».

Difficile archiviare questo passaggio politico come un incidente. Il voto del Senato è stato infatti un voto gravemente discriminatorio. Qualcuno nella maggioranza dovrà spiegarlo. (p.m.)

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