il caso

No al sardo in Rai, Pigliaru: «Discriminazione inaccettabile»

Levata di scudi contro il no del Governo e del Senato alle trasmissioni in lingua sarda sulla tivù pubblica, l’assessore Firino: «Negato un diritto»

CAGLIARI. Il no del Governo e del Senato alle trasmissioni in lingua sarda sui canali della Rai ha scatenato un putiferio. «È una discriminazione inaccettabile», è stato il commento del presidente della Regione Francesco Pigliaru. Dura anche la reazione dell’assessore alla Cultura Claudia Firino: «Ai sardi è stato negato un altro diritto».

Le reazioni sono state forti anche da parte di Sel, col coordinatore regionale Luca Pizzuto, e dei Rossomori, con i consiglieri regionali Paolo Zedda ed Emilio Usula, mentre l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda (Partito dei sardi) ha sollecitato una «decisa presa di posizione» da parte della Giunta che si sarà all’inizio della settimana, nella prossima riunione. Ad alzare la voce è stato soprattutto il senatore di Sel Luciano Uras: era suo l’emendamento bocciato al Senato sul riconoscimento del sardo fra le lingue minoritarie nella programmazione della Rai. «C’è stata – ha scritto – una discriminazione preconcetta e la Sardegna ha subito una lesione gravissima da parte del governo».

Concetto ribadito ancora con più forza dal presidente della Regione: «Da uno Stato di diritto, impegnato formalmente a garantire la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche, ci saremmo aspettati il riconoscimento delle nostre peculiarità culturali in quanto ricchezza inestimabile e unica del patrimonio non solo regionale ma nazionale, specie se si tratta di servizio pubblico radiotelevisivo. Vedere invece che la Sardegna è stata penalizzata, non è accettabile». Ed è vero: il diritto alle trasmissioni in «lingua originale» sulla Rai è stato riconosciuto invece al Friuli, al Trentino e alla Valle d’Aosta. «A questo punto – è la conclusione di Pigliaru – avvieremo tutti i confronti possibili con

i parlamentari e con il Governo per ottenere una correzione profonda della norma, perché sia riconosciuto il diritto alla tutela della nostra lingua e cultura». Perché solo così – è stato il commento di Sel – «può essere cancellato uno scandalo». Uno scandalo intollerabile per i Rossomori.

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